Umberto Eco in quarant’anni di interviste

Nota: Martedì 23 febbraio a Milano si terranno i funerali di Umberto Eco, ultimo saluto al filosofo, scrittore e saggista morto il 19 febbraio a 84 anni. Il feretro sarà portato alle 15 al Castello Sforzesco. Pape Satàn Aleppe, l’ultimo libro di Eco, sarà pubblicato a maggio dalla nuova casa editrice La nave di Teseo.

Vaclav Havel con Umberto Eco

Chi scrive queste righe, e chi le legge, appartiene per forza di cose alla vasta categoria di persone che Umberto Eco descriveva così venti anni fa: “Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: ‘Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?’. Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni”.

È una delle ironie che Eco si è lasciato dietro dopo la sua morte. Circola molto sul web, insieme ai dati chiave della sua biografia: nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932; semiologo, autore tra gli altri dei saggi Diario minimo, Apocalittici e integrati, Kant e l’ornitorinco; premio Strega nel 1981 per Il nome della rosa; fondatore nel 1988 del dipartimento della comunicazione dell’università di San Marino; amante dei fumetti e professore di Andrea Pazienza al Dams di Bologna; condirettore dal 1959 al 1975 della casa editrice Bompiani, che ha pubblicato tutti i suoi romanzi, compreso l’ultimo, Numero zero, nel 2015.

È cresciuto ad Alessandria, che città era?
Alessandria è una città che non si muove, scettica, senza entusiasmi. Ma è anche la città che ha avuto l’unico papa non nepotista, che non ha mai avuto un ghetto ebreo, che non ha mai speculato su San Francesco. Una città, quindi, senza eroi e senza miti, ma che non ha mai ammazzato nessuno per averli.
La Stampa, 1981

La sua famiglia?
Mio padre era un contabile e suo padre un tipografo. Mio padre era il primo di tredici figli. (…) Mio nonno ha avuto molta influenza nella mia vita, anche se non andavo a trovarlo spesso, ed è morto quando avevo sei anni. Era eccezionalmente curioso, e leggeva un sacco di libri. Quando andò in pensione, iniziò a rilegare libri. Perciò ne aveva un sacco non rilegati sparsi per il suo appartamento – vecchie, meravigliose edizioni di romanzi popolari di Gautier e Dumas. Quelli sono stati i primi libri che ho visto. Quando morì nel 1938, molti proprietari di quei libri non rilegati non li chiesero indietro, e la famiglia li mise in uno scatolone. Quasi per caso, quello scatolone finì nella cantina di casa mia. Mi ci mandavano di tanto in tanto, per prendere carbone o una bottiglia di vino, e un giorno ho aperto lo scatolone e ho scoperto quel tesoro di libri. (…) Sfortunatamente, li avrei poi persi tutti, ma nel tempo li ho riacquistati.
The Paris Review, 2008

Leggi tutto l’articolo di Giuseppe Rizzo sul sito Internazionale.it

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Foto: Eco con l’ex presidente ceco Vaclav Havel, sotto: torisan3500 cc-by-nd

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