La Croazia con il nuovo governo svolta al nero

Le impressioni di una virata a destra della Croazia vengono rafforzate con l’insediamento del nuovo esecutivo. Il paese rischia di rimanere prigioniero del passato e di una narrazione nazionale manichea. Un commento.

croazia (foto_wikipedia-cc)

Se di una svolta a destra della Croazia si parla da diverso tempo, la formazione del primo governo nato dalla coalizione post-elettorale tra il partito di centro-destra HDZ e la lista Most (“Ponte”) non fa che rafforzare i timori che anche Zagabria stia virando a destra, seguendo il modello di altri paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, ad infiammare gli animi della società croata, più che temi di scottante attualità come quello dei migranti, pare essere ancora il rapporto con la memoria storica della Seconda guerra mondiale e dell’ultima guerra degli anni ’90.

Negli anni precedenti all’entrata del paese nell’Unione europea, avvenuta nel luglio 2013, si era assistito a un’atmosfera politica sempre più distante dal nazionalismo aggressivo del decennio precedente – con il Partito socialdemocratico al potere, ma anche con l’HDZ sotto la reggenza di Ivo Sanader e Jadranka Kosor –, a riforme importanti, come quella sulle unioni civili, a migliori relazioni di vicinato con la Serbia e alla fioritura della società civile con numerosi movimenti impegnati su temi come i beni comuni, la difesa del territorio e la lotta contro la speculazione edilizia.

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Foto WikiCommons

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