Ucraina, la crisi congelata

Quasi un anno dopo la firma dell’Accordo di Minsk II, siglato il 12 febbraio 2015, la strada per la pacificazione in Ucraina é ancora tutta in salita. 

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La cancelliera tedesca Angela Merkel, che con il presidente francese Francois Hollande era stata la regista dell’intesa fra Ucraina e Russia nella capitale bielorussa, ha intensificato il pressing diplomatico per sbloccare lo stallo politico che si protrae da mesi.

La Germania, dove le sanzioni contro Mosca hanno provocato più di un malumore a livello sia politico che economico, ha assunto un ruolo centrale di mediazione nella crisi ucraina. E se da una parte continua ufficialmente a mantenere la linea dura nei confronti del Cremlino, dall’altra tiene aperto ogni canale per tentare di ricucire gli strappi. Dopo le ultime scintille nel Donbass tra separatisti ed esercito di Kiev che hanno aggravato lo scorso fine settimana il bilancio di una guerra che ha fatto oltre 9000 morti, Merkel ha prima ricevuto ieri a Berlino il presidente ucraino Petro Poroshenko, poi ha sentito telefonicamente oggi Vladimir Putin, con cui ha fatto il punto sull’implementazione degli accordi, chiedendo che la Russia “usi la sua influenza sui separatisti”

Originariamente la road map tracciata a Minsk avrebbe dovuto già concludersi alla fine dello scorso anno, ma alla luce del ritardo accumulato su entrambi i lati del fronte i tempi si sono dilatati e il percorso si é allungato senza che sia stata definita la linea di arrivo.

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Foto 21/1/2015 sonnnateteria cc-by

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