Ancora oggi 58 scuole sono chiuse per lo sciopero degli insegnanti

sciopero-scuola_(isu.sk)

Il numero delle scuole chiuse per lo sciopero degli insegnanti in corso da una settimana è sceso dalle 111 di venerdì alle 58 di oggi. Lo ha scritto l’agenzia Tasr sulla base dei dati diffusi dal Ministero dell’istruzione questa mattina. Si tratta, sottolinea al ministero, di appena lo 0,86% del totale di 6.724 scuole in Slovacchia.

Secondo il comunicato, la maggioranza delle scuole ancora chiuse per la mancanza di insegnanti dietro la cattedra si trova nella regione di Bratislava, dove sono 19 gli istituti con le porte sbarrate, seguita dalla regione di Banska Bystrica. A otto giorni dall’inizio dello sciopero ad oltranza sta anche diminuendo di giorno in giorno il numero di insegnanti che proseguono la protesta. Oggi sarebbero 8.600, settecento in meno di ieri. Circa un 10% del numero totale di insegnanti in Slovacchia (89.000).

Lo sciopero è stato indetto a partire da lunedì 25 gennaio dall’ISU – Iniziativa Insegnanti Slovacchi – a causa di problemi a lungo termine del settore scuola che, dicono i rappresentanti degli insegnanti, non sono stati considerati dai politici. In particolare le richieste, presentate ufficialmente al governo anche dalla Camera slovacca degli insegnanti (SKU) nell’ottobre scorso in vista della preparazione del bilancio dello Stato per il 2016, vertono su un incremento degli stipendi per la categoria, lamentando che in Slovacchia le baby sitter sono meglio pagate degli insegnanti, e finanziamenti per il settore della scuola. I manifestanti chiedono aumenti salariali per tutti gli insegnamenti e gli impiegati professionali nelle strutture scolastiche regionali, per un importo di 140 euro al mese quest’anno e altri 90 euro mensili dal 2017. E per il 2016 viene inoltre richiesto un aumento dei fondi per 400 milioni di euro per supplire alle carenze delle strutture scolastiche.

Il ministro Draxler ha etichettato fin dall’inizio l’iniziativa di protesta come una «pura azione politica», svolta a ridosso delle elezioni. Gli stipendi degli insegnanti, dice il ministro, «sono stati aumentati negli ultimi tre anni del 20% in più rispetto a qualsiasi altro gruppo di lavoratori». Se il governo attuale sarà confermato con il voto del 5 marzo, ha detto poi Draxler, c’è la promessa di mettersi al tavolo e vedere insieme agli insegnanti cosa è possibile fare.

Anche il primo ministro Fico ha ricordato nei giorni scorsi che sono stati fatti aumenti salariali in tre fasi dal 2012 ad oggi, e l’accordo del 2015 ha fatto crescere le buste paga di un ulteriore 4% per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione. Nei quattro anni del suo governo, ha detto, le paghe degli addetti della scuola sono lievitate di circa il 21%.

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Ieri i manifestanti hanno formato catene umane in un certo numero di città slovacche e cittadine, incluse le più grandi Bratislava e Kosice. Nella capitale la catena era formata da circa 2.000 persone che si sono riunite davanti alla sede del governo e hanno poi marciato verso il palazzo del Presidente.

Sempre ieri 1 febbraio, sette giorni dopo l’inizio della protesta, la portavoce del ministero dell’Istruzione ha detto che il ministro Draxler sta valutando con attenzione le necessità del sistema scolastico slovacco, cercando così di smentire le critiche di scarso interesse sottolineate invece dall’ISU che lamentava la mancata realizzazione di ben 15 punti promessi dal governo Fico all’inizio del suo mandato nel 2012. Ad esempio, gli insegnanti dicono che il governo ha fallito nella promessa di migliorare la posizione degli insegnanti nella società, la loro remunerazione finanziaria o la preparazione dei futuri insegnanti per la professione, come non ha messo mano a una revisione approfondita del settore istruzione o a un nuovo sistema per il finanziamento dell’educazione a livello regionale.

Il ministero ha fatto sapere di accogliere con favore l’impegno per un dialogo costruttivo dei sindacati e organizzazioni professionali che hanno partecipato a una riunione con il ministro giovedì 28 gennaio per stabilire le priorità della scuola prima delle elezioni generali di marzo.

(La Redazione)

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