Al campo di Sered aperto ieri il nuovo Museo dell’Olocausto

sered-muzeum_(RTV Krea)

Il campo di concentramento di Sered (regione di Trnava) è diventato ieri sede del Museo dell’Olocausto. Il museo, ora parte integrante del Museo Nazionale Slovacco, è stato solennemente inaugurato nella giornata di ieri in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria dalle maggiori cariche dello Stato, presenti le rappresentanze diplomatiche e diversi ospiti stranieri.

La cerimonia di inaugurazione ha visto partecipare insieme le tre maggiori cariche dello Stato slovacche: il presidente Andrej Kiska, il presidente del Parlamento Peter Pellegrini e il primo ministro Robert Fico, oltre al ministro della Cultura Marek Madaric sotto il quale ricade l’organizzazione del Museo Nazionale. Presenti anche il primo ministro ceco Bohumil Sobotka, il vice presidente del Parlamento d’Israele Jicchak Vaknin, diversi ministri dell’esecutivo slovacco, deputati e personalità. Un momento forte della cerimonia è stato l’intervento di un ex detenuto del campo, che al tempo era un bambino di nove anni. Anche diversi altri deportati a Sered, sopravvissuti all’Olocausto, erano presenti all’inaugurazione. La cerimonia si è conclusa con la preghiera Kaddish del rabbino di Bratislava.

sered-ebrei-olocausto_(memorialmuseums.org) campo lavoro

Il museo, spiega il giornale Pravda, mostra la situazione degli ebrei slovacchi durante la seconda guerra mondiale con allestimenti che occuperanno cinque degli edifici del campo, due dei quali già disponibili da subito e restaurati da poco.

Nel primo edificio è a disposizione del pubblico una mostra dedicata alla storia della Shoah in Slovacchia tra il 1938 e il 1945, con giornali e fotografie dell’epoca dei campi e delle operazioni di deportazione degli ebrei. Nel quinto ci sono uffici e un centro di educazione dove si terranno conferenze su una decina di temi e saranno visionabili circa 30 filmati.

Il quarto edificio, che è al momento in fase di ricostruzione e sarà pronto a giugno, ospiterà un memoriale per gli ebrei slovacchi che morirono nell’Olocausto, e una sezione sarà dedicata alle persone insignite del titolo ‘Giusto tra le Nazioni’, che hanno rischiato la vita per aiutare gli ebrei.

Tra il primo e il secondo edificio c’è una carrozza ferroviaria di quelle usate per la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio.

Ulteriori esposizioni, ancora in fase di preparazione, dovrebbero mostrare come venivano ospitati i detenuti del campo e i luoghi dove lavoravano – come i servizi di carpenteria, muratura, sartoria e l’officina.

sered-campo-ebrei

Il campo di Sered, creato nel 1941 come campo di lavoro, ha visto cambiare le sue finalità nel 1944 quando divenne campo di concentramento, diretto da Alois Brunner, braccio destro dell’ideologo nazista Adolf Eichmann, il responsabile della messa in opera della “soluzione finale della questione ebraica” (Endlösung der Judenfrage), progetto folle e insano di annientamento della popolazione di origine ebraica. Eichmann una volta definì Brunner il suo “uomo migliore”.

Nel campo transitarono circa 16.000 ebrei che furono poi deportati altrove. Nella città di Sered viveva la terza più numerosa comunità ebraica sul territorio slovacco dopo Bratislava e Dunajska Streda. Il sito, che è l’unico campo di lavoro e concentramento in Slovacchia del quale sono stati conservati gli edifici, è stato dichiarato monumento nazionale. Vi furono portati ebrei dai distretti della Slovacchia occidentale, in particolare da Bratislava, Hlohovec, Malacky, Modra, Myjava, Nitra, Nove Mesto nad Vahom, Piestany, Prievidza, Senica, Skalica, Topoľčany, Trenčín, Trnava e Zlate Moravce.

sered_(mpsr.sk)

Tutti gli ebrei che erano rimasti in Slovacchia furono allora concentrati a Sered, dove venivano sottoposti a trattamenti crudeli prima di essere trasferiti altrove. Ne sono stati stipati fino a 4mila nel campo, malgrado la capacità massima fosse di 1200 persone. L’ultimo trasporto fu, il 31 marzo 1945, per il campo di Terezin (Theresienstadt), in Repubblica Ceca, spesso ultimo passaggio prima di finire ad Auschwitz. Il campo fu liberato dall’Armata Rossa l’1 aprile 1945.

Per la ricostruzione del sito e la creazione del museo sono state utilizzate risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale e del bilancio dello Stato slovacco (circa 3.5 milioni), e il progetto è stato coordinato dal direttore del Museo di Cultura Ebraica Pavol Mestan.

Le deportazioni degli ebrei in Slovacchia furono rese possibili dal regolamento sullo stato giuridico degli ebrei (Nariadenie o právnom postavení Židov) emesso il 9 settembre 1941 dal governo del primo Stato slovacco retto dal presidente Jozef Tiso. L’atto, conosciuto anche come “Codice ebraico” (Židovský kódex), privava le persone di etnia e religione ebraica dei propri diritti civili, ricopiando le leggi antiebraiche della Germania nazista.

(La Redazione)

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