Scuole in sciopero: insegnanti da tutta la Slovacchia protestano a Bratislava

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La manifestazione indetta per oggi a Bratislava dall’Iniziativa Insegnanti Slovacchia (ISU) dovrebbe aver portato nella capitale più di 2.000 docenti da tutta la Slovacchia per esprimere la loro insoddisfazione con il finanziamento della scuola, e con i politici che da tempo, dicono, ignorano le loro richieste. L’adunata di Bratislava è solo la punta della protesta, che prevede uno sciopero a tempo indeterminato a partire da oggi di oltre 11 mila insegnanti di 750 scuole. Questo è il numero di coloro che si sono registrati sul sito isu.sk. Si tratta di circa il 13% di tutti gli insegnanti in Slovacchia. La protesta è stata confermata dopo l’esito (scontato) di un nulla di fatto dell’incontro avuto dagli iniziatori dello sciopero con il ministro dell’Istruzione Juraj Draxler, che si è svolto giovedì.

Dall’ISU dicono che gli insegnanti sono ora in guerra: «Noi abbiamo le nostre armi. La nostra arma più rilevante è che stiamo uniti». Così Vladimir Crmoman nel discorso di apertura della manifestazione sulla piazza SNP, incitando i presenti e tutti coloro che si sono uniti alla protesta in tutto il Paese a convincere e mobilitare anche i colleghi che rimangono inerti. Il settore ha bisogno di un cambiamento, «non vogliamo più aspettare, non vogliamo essere soggiogati e calpestati. I problemi sono così grandi che un cambiamento è necessario, ora», ha sottolineato Crmoman.

Al raduno hanno partecipato anche personalità vita pubblica e rappresentanti di altre categorie in rivolta, come i sindacati dei medici e degli infermieri.

Le richieste di ISU sono le stesse fatte nell’ottobre scorso dalla Camera slovacca degli insegnanti, che però il governo ha del tutto ignorato. Chiedono degli aumenti di stipendio e di rimpinguare il budget nazionale riservato all’istruzione per i prossimi anni.

Il quotidiano Pravda ha dedicato una pagina sull’edizione di oggi alla questione, anche interrogando esperti sulle richieste della categoria e sui modi per portarle avanti. Il sociologo Silvia Porubanova, sentita dal giornale, ha detto di non essere rimasta sorpresa dall’avviso di sciopero lanciato due settimane fa dall’ISU, perché ormai questo tipo di iniziative sono divenute comuni nel settore. Lei non crede che i tempi dello sciopero non abbiano nulla a che fare con le elezioni generali alle porte (tra cinque settimane), ma dice che gli insegnanti si illudono se credono che il governo faccia (possa fare) qualcosa con così poco tempo davanti. Il massimo risultato ottenibile è che il tema venga adottato dai partiti e affrontato nel periodo post-elettorale.

La Porubanova non sa quanto tempo la protesta potrà durare. Molto dipenderà, ha detto, dalla pressione esercitata dall’opinione pubblica, e in particolare dai genitori costretti ad affidare ad altri i propri figli, o a badare loro stessi ai ragazzi che non possono andare a scuola. In generale in Slovacchia la gente pensa che gli insegnanti dovrebbero essere meglio preparati per il loro lavoro, e che va migliorata la qualità della formazione, ma non c’è concordia sul fatto che tutti gli insegnanti meritano salari più alti. La Porubanova dice che come per l’assistenza sanitaria, la gente attende prima di vedere risultati migliori, e poi è disponibile ad aumentare la paga.

Dalla parte dei manifestanti si sono schierati diversi partiti di opposizione (Most-Hid, KDH, OLaNO, SDKU). Altri (SaS, SNS, Rete/Siet) sostengono di comprendere le esigenze degli insegnanti e di non poterli condannare per il modo in cui hanno deciso di portare avanti la loro protesta.

Intervenendo sabato a un programma della radio pubblica Rtvs il ministro dell’Istruzione Juraj Draxler ha affermato che lo sciopero è una operazione puramente politica, fatta con richieste e tempistica mal posti. «Noi non vogliamo la creazione di un conflitto, perché non è costruttivo. Noi di certo non ci poniamo in modo conflittuale» in questa situazione. Draxler ha ammesso che 650 euro di stipendio lordo mensile (corrispondenti a circa 516 euro) sono pochi, ed è per questo che il ministero e il governo hanno messo mano alla materia insieme alle organizzazioni professionali di settore e ai sindacati. «Nel sistema educativo slovacco abbiamo bisogno di giovani e dobbiamo pagarli bene», ha sottolineato Draxler.

Lo stesso giorno il primo ministro Robert Fico ha detto che il governo non può fare nulla per gli insegnanti prima delle elezioni del 5 marzo. Fico ha sottolineato che il suo governo ha aumentato gli stipendi degli insegnanti del 26% nel suo primo mandato tra il 2006 e il 2010, e un altro 22% tra il 2012 e il 2016. Nella busta paga di gennaio 2016, poi, gli insegnanti potranno trovare l’ultimo aumento del 4% deciso per i dipendenti della Pubblica amministrazione. Nessuna altra categoria di dipendenti pubblici ha avuto tanto in questo mandato governativo, ha detto. Ma se sarò di nuovo al governo dopo marzo, ha ribadito, invito «ufficialmente i rappresentanti degli insegnanti a partecipare attivamente alla creazione del nostro programma politico in materia di istruzione».

(Red)

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