V4: gli hotspots nell’Europa del Sud diventino strutture di detenzione

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In un documento comune emesso a seguito di un incontro a Praga martedì dedicato alla crisi migratoria, i quattro ministri degli Interni del Gruppo Visegrad (V4 – Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) confermano la loro opposizione al sistema delle quote per risolvere la questione dei rifugiati, come invece vorrebbe la Commissione europea e come ha deciso un Consiglio degli Interni UE nell’ottobre scorso.

Inoltre, il memorandum afferma la necessità di trasformare gli hotspot – punti di identificazione dei rifugiati – in Italia e Grecia in vere e proprie strutture di detenzione, limitando così significativamente la libera circolazione dei migranti, almeno fino a quando la loro identità e il paese da dove provengono non siano stabiliti con certezza. Per lasciare le strutture, i migranti dovranno anche superare tutte le procedure amministrative previste dal sistema di identificazione ancora molto lacunoso, con soli 3 centri creati sugli 11 previsti.

Il ministro slovacco Robert Kalinak ha ripetuto che «i paesi V4 rifiutano chiaramente le quote di rilocazione obbligatorie dei migranti e l’introduzione di un sistema di trasferimento permanente. Noi chiediamo invece la protezione delle frontiere esterne dello spazio Schengen». All’incontro erano presenti anche i rappresentanti di Slovenia, Serbia e Macedonia, che sono stati particolarmente colpiti negli ultimi mesi dalla enorme ondata di migranti. Con loro, i membri del V4 hanno discusso un rafforzamento della cooperazione reciproca per cercare di ridurre la quantità di migranti sulla rotta dei Balcani.

Anche i polacchi, che a suo tempo avevano votato a favore alla redistribuzione dei migranti imposta per quote, ora che hanno un nuovo governo di destra sono ritornati anche su questo tema a pensarla come i sodali del V4. Tutti i quattro paesi continuano a ripetere che le quote sono state un flop totale, tanto che «delle 140 mila persone che si dovevano trasferire, ad oggi sono soltanto 259 i ricollocamenti». Così il ministro Chovanec della Repubblica Ceca, che ospitava la riunione avendo Praga la presidenza annuale del gruppo, che attacca: «il sistema non funziona nemmeno in Germania», dove vogliono essere gli stessi migranti a decidere in quale Laender federale andare a stabilirsi.

Il gruppo V4 ha confermato l’intenzione di continuare a dare sostegno a paesi non membri come Slovenia e Macedonia con l’invio di truppe e poliziotti che rafforzino il controllo delle loro frontiere.

Alcuni giorni fa il premier slovacco Robert Fico ha inviato una lettera a Bruxelles per chiedere con forza un vertice straordinario dell’Unione per trattare con urgenza la questione migratoria. Appello che è stato appoggiato in toto dal governo ceco. Il primo ministro Bohuslav Sobotka ha infatti spiegato che la proposta slovacca è un tentativo di accelerazione verso la creazione di una forza congiunta per il controllo delle frontiere dell’UE. Praga è a favore di questa idea e di altre misure che sono pensate per fronteggiare la crisi migratoria.

L’iniziativa di Fico è partita come reazione alle aggressioni che sono state perpetrate su centinaia di donne da presunti immigrati a Colonia e in altre città tedesche alla vigilia di Capodanno.

(La Redazione)

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Foto Bőr Benedek cc-by

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