Conto alla rovescia per la libera circolazione in Europa

passap_(motograf_1269439152@flickr-CC-BY)

Non più di “due mesi” a partire da oggi. È questa la scadenza che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha dato all’Unione per regolare il flusso di rifugiati. Se l’Ue fallirà, ha dichiarato il 19 gennaio Tusk, sarà la fine della libera circolazione dei beni e delle persone nello spazio Schengen, l’area composta dai 28 stati membri e da quattro stati associati che rappresenta uno dei più grandi risultati del progetto europeo.

Se l’Europa dirà addio alla libera circolazione bisognerà ristabilire un numero enorme di posti di controllo frontalieri e procedere a un’assunzione massiccia di doganieri e poliziotti. I collegamenti aerei diventerebbero più difficili, le file di camion provocherebbero ingorghi ovunque e i lavoratori transfrontalieri rischierebbero di perdere il posto perché il passaggio da un paese all’altro diventerebbe troppo complesso.

Per l’unità europea sarebbe un colpo durissimo, eppure per paura degli attentati o nel tentativo di tenere lontani i rifugiati, sette paesi dello spazio Schengen hanno già ristabilito i controlli alle frontiere. Teoricamente si tratta di una misura provvisoria, ma nella sostanza i governi in questione esitano davanti alla possibilità di eliminarli perché la richiesta di sicurezza da parte dell’opinione pubblica è sempre più pressante. […]

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