Giovani e italiani: sempre più studiano all’estero, e difficilmente tornano

partire-fuga_(Ricc_HB74 CC-BY)

Da qualche anno facciamo i conti con una nuova realtà: ragazzi italiani che decidono di partire e terminare gli studi all’estero. Non solo una parentesi di vita, per imparare altre lingue, immergersi in altre culture, piuttosto una «necessità», che i giovani sentono di dover affrontare. Da anni gli viene ripetuto, anche dai nostri politici, che non devono essere «choosy», schizzinosi (Fornero), che sono bamboccioni (Padoa Schioppa), incapaci di lasciare mammà, ma anche troppo attratti dal posto fisso («che noia», commentava Mario Monti). Dalla Germania, poi, il monito della Merkel: «L’Europa necessita di un mercato del lavoro del lavoro più mobile». Adesso che hanno capito la lezione e iniziano a partire in massa e a disperdersi per le università europee ed extra Ue, c’è chi li rimprovera: «non dovete lasciare il vostro paese». E chi come Renzi li prega: «restate con noi».

Flaiano direbbe: poche idee ma confuse.

Ma ormai sembra difficile arrestare questa emorragia di «cervelletti» in fuga, giovani che una volta completato all’estero il corso di studio difficilmente rientreranno in Italia.

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Foto Ricc_HB74 cc-by 2.0

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