I presidenti Kiska e Ader ricordano le vittime del volo militare precipitato 10 anni fa

kiska-hejce_(foto-prezident.sk)

Il presidente Kiska ha commemorato ieri con il suo omologo ungherese Janos Ader le 42 vittime slovacche decedute nello schianto di un aereo militare di ritorno dal Kosovo il 19 gennaio 2006 in località Hejce, poco oltre il confine ungherese, mentre l’aereo si stava apprestando ad atterrare a Kosice. I 41 soldati, accompagnati da un civile, funzionario  del ministero della Difesa, non sono stati dimenticati, ha detto Kiska, «e mai lo saranno». Essi ritornavano da una missione nella quale avevano contribuito a proteggere la pace e la sicurezza del Kosovo, «contribuendo alla buona reputazione della Slovacchia all’estero».

I due presidenti e i due ministri della Difesa hanno posto corone di fiori sul luogo dell’incidente, il colle Borsó, e presso il memoriale posto nel villaggio di Hejce. Presenti nel decennale dell’incidente il segretario generale aggiunto della NATO Patrick Turner, rappresentanti delle forze armate slovacche e ungheresi e i parenti delle vittime. Il ministro Glvac ha ricordato che quello è stato il giorno più nero nella storia moderna delle Forze armate slovacche.

Hejce (Hu), luogo della tragedia aerea del 19.1.2006 (mod.gov.sk)

Il velivolo, un AN-24 di fabbricazione sovietica, stava riportando in patria i militari che avevano concluso il loro semestre di servizio nella missione di pace KFOR in Kosovo, in ambito Nato. Decollato da Pristina (allora in Serbia, prima che il Kosovo dichiarasse la sua indipendenza nel 2008), era diretto all’aeroporto slovacco di Kosice. Intorno alle 19:38 del 19 gennaio l’aereo scomparve dai radar e si schiantò sul terreno boscoso, innevato e ghiacciato (al momento dell’impatto nella zona la temperatura era a -18° centigradi) della collina Borsó, a circa 700 metri di altitudine vicino al villaggio ungherese di Hejce. Appena 20 km prima della sua destinazione Kosice, e soli 3 km dal confine con la Slovacchia. L’aereo si è incendiato al contatto con le cime degli alberi, per poi schiantarsi al suolo, lasciando rottami sparsi su una vasta area.

Dei 43 passeggeri, dei quali 28 erano soldati a fine missione e gli altri erano militari di supporto o membri del personale di bordo, solo uno, il tenente Martin Farkas, è sopravvissuto. Presente alla cerimonia di ieri, ha detto che «trovo molto ingiusto quello che è successo dieci anni fa. Io sono vivo, ho una famiglia, una bella figlia, mentre tutti gli altri sono morti…».

Hejce (Hu), luogo dello schianto aereo con 42 soldati morti (foto_mosr-sk)

Secondo il rapporto dell’indagine, i piloti “hanno probabilmente sottostimato l’altezza del terreno sottostante all’aeromobile”. Un altro rapporto dell’unità prevenzione delle catastrofi dell’Ungheria avrebbe stimato che nel passaggio dai controllori di volo ungheresi a quelli slovacchi l’aeroplano si sarebbe allontanato di circa 3 km dalla traiettoria delineata nel piano di volo.

Sempre ieri, nella capitale kosovara Pristina, il ministro degli Affari esteri ed Europei slovacco, Miroslav Lajcak, ha inaugurato un memoriale dedicato ai morti di Hejce. Alla scopertura del monumento, dove sono iscritti i nomi delle vittime, hanno partecipato anche le autorità del Kosovo. Apprezziamo, ha detto Lajcak nel suo discorso, «che il popolo del Kosovo non abbia dimenticato il destino crudele dei nostri soldati e il loro contributo alla costruzione della pace e della stabilità in questa regione. Quando Slovacchia ha aderito alla missione KFOR nel settembre 1999, il Kosovo era ancora all’inizio del sua sviluppo post-conflitto»,

(La Redazione)

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Foto prezident.sk, mod.gov.sk

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