Sciopero. La scuola chiede aumenti e fondi. Il premier: parliamo, ma non ora

sciopero scuola (foto-ozpsav.sk)

L’organizzazione Iniziativa Insegnanti Slovacchi (ISU), composta da membri delle rappresentanze degli insegnanti locali ha dichiarato l’11 gennaio una allerta sciopero nazionale dopo il lungo silenzio del governo sull’appello del sindacato Camera slovacca degli insegnanti che mesi fa aveva chiesto al ministro dell’Istruzione Juraj Draxler di intervenire per finanziare adeguatamente il settore della scuola. Il ministro tuttavia, ha detto l’ISU, pur avendo più volte riconosciuto la giustezza delle richieste non ha fatto nessun passo concreto in tal senso, e lo stesso ha fatto il governo Smer-SD.

Lo sciopero è stato fissato per lunedì 25 gennaio, in piena campagna elettorale per il Parlamento, voto che si terrà il 5 marzo prossimo. A fermarsi quel giorno sarà il personale sia didattico che non, delle scuole materne, primarie, secondarie e professionali. Si tratta di una logica continuazione delle proteste che dal 2012 hanno lo scopo di chiedere un miglioramento delle condizioni salariali, di lavoro, e in generale dello stato della scuola che è sotto da tempo sottofinanziata. Governo e Parlamento sono avvertiti, dice l’ISU, e se vogliono fermarci devono fare una proposta legislativa entro il 25 gennaio.

Le richieste sono le stesse fatte dalla Camera slovacca degli insegnanti (SKU) presentate al governo in ottobre, durante la preparazione del bilancio dello Stato per il 2016. Oltre ad aumenti salariali per tutti gli insegnamenti e gli impiegati professionali nelle strutture scolastiche regionali, di 140 euro al mese quest’anno e altri 90 euro mensili dal 2017, viene chiesto per il 2016 un aumento dei fondi a disposizione del ministero dell’istruzione e di quello degli Interni di 400 milioni supplementari per supplire alle carenze delle strutture scolastiche.

Il ministro Draxler ha etichettato l’iniziativa come una «pura azione politica», svolta a ridosso delle elezioni. Gli stipendi degli insegnanti, dice, «sono stati aumentati negli ultimi tre anni del 20% in più rispetto a qualsiasi altro gruppo di lavoratori».

Il primo ministro Fico ha detto ieri che non ha nulla in contrario, in linea di principio, di sedersi intorno a un tavolo con i rappresentanti dei sindacati del settore scuola per garantire loro che la questione sarà all’attenzione del suo partito nella stesura del manifesto di programma per un eventuale prossimo mandato di governo. Anche lui ha ricordato gli aumenti salariali in tre fasi fatti a partire dal 2012, aggiudicandone il merito al suo esecutivo, e sottolineando l’accordo del 2015 su un ulteriore crescita degli stipendi del 4%. In totale, nei quattro anni di governo le buste paga degli addetti del settore sono lievitate di circa il 21%, ha detto Fico, e oggi lo stipendio medio degli insegnanti è superiore al salario medio nazionale, cosa che «era tra i nostri obiettivi». Ulteriori aumenti si possono mettere in cantiere, ma sulla base del dialogo sociale e di accordi specifici, e non con l’urgenza di una minaccia di scipoero, a poche settimane dalle elezioni.

(La Redazione)

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Foto: sciopero insegnanti del 2012 – ozpsav.sk

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