Polonia, governo mette museruola alla TV pubblica. Proteste in piazza e nella UE

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Finisce male il 2015 per la libertà di espressione in Polonia. Dopo la Corte Costituzionale, il governo di Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) prende di mira le emittenti pubbliche accusate di criticare solamente il lavoro dell’esecutivo. La nuova legge, approvata dal Parlamento il 31 dicembre, prevede che le posizioni dirigenziali della Radio e della Televisione Polacca vengano direttamente nominate e rimosse dal Ministero del Tesoro. Si tratta dell’ultima trovata che il PiS ha escogitato per recidere libertà e indipendenza nel sistema democratico polacco. “Sostenere e servire gli interessi nazionali, rimodellare il paese”. Questo è il mantra che i parlamentari del PiS non si stancano di ripetere. “Inaccettabile che in una democrazia parlamentare i media pubblici critichino solo l’operato del governo” ha affermato la deputata Izabela Kloc. Dichiarazione grave che chiarisce l’intento del governo: rendere le emittenti degli strumenti per la promozione dei propri orientamenti politici.

Non sono tardate ad arrivare le reazioni della rappresentante OSCE per la libertà dei mezzi d’informazione, Dunja Mijatović, preoccupata che il provvedimento possa mettere a repentaglio “l’oggettività e l’imparzialità delle trasmissioni pubbliche”. Dello stesso avviso l’Associazione dei Giornalisti Europei che, in una lettera indirizzata a Piotr Gliński, vice primo ministro e ministro della Cultura, afferma che la nuova legge “porterà a una sistematica distorsione editoriale a favore del presente governo”. Nonostante l’Unione Europea di Radiodiffusione si sia appellata al presidente Duda per dissuaderlo dal firmare il provvedimento, la sua approvazione è arrivata il 7 gennaio e gli effetti sono stati immediati. Il giorno dopo si è proceduto alla nomina dei nuovi dirigenti della radio e della televisione polacca: Barbara Stanislawczyk e Jacek Kurski.

Dopo le vicende della Corte Costituzionale, nessuno nutre più fiducia nel presunto zelo riformatore della squadra di Kaczynski. Si paventa la caduta del sistema di “checks and balances, elementi cruciali della democrazia costituzionale e dello stato di diritto” come afferma Mark Tober, vice portavoce del Dipartimento di Stato statunitense. Un commento che Varsavia non dovrebbe sottovalutare vista la nota influenza di Washington su PiS, partito fortemente pro-americano che vede negli Stati Uniti il garante della sicurezza polacca.

Al tempo stesso dovrebbero essere tenuti in considerazione i segnali dell’Unione Europea per evitare che la temuta “orbanizzazione” della Polonia si tramuti in marginalizzazione politica. Diritto e Giustizia è euro-scettico, ma non converrebbe tirare troppo la corda quando si ottiene la più larga fetta di aiuti comunitari e la maggioranza dei polacchi si dice ancora fiduciosa nelle istituzioni europee. I prossimi giorni saranno determinanti per l’evoluzione dei rapporti tra Varsavia e Bruxelles. Il 13 gennaio è fissato in Commissione il dibattito che avvia la “procedura pre-articolo 7”, un iter che consente all’organo esecutivo europeo di accertarsi della sussistenza di minacce allo stato di diritto. È la prima volta che la Commissione usa la procedura da quando è stata adottata, nel 2014. “Non drammatizziamo. Il nostro è un approccio costruttivo” ha dichiarato il presidente Juncker tentando di frenare le speculazioni sulle probabili conseguenze. Si dubita fortemente che si possa arrivare alle maniere forti e la prassi si fonda su un dialogo costante con lo Stato in questione che avrà la possibilità di rispondere ai rilievi ed eventualmente risolvere determinati problemi nel caso in cui la Commissione, non ritenendosi soddisfatta ad una prima analisi, formuli delle raccomandazioni.

Intanto, dopo le proteste di dicembre contro le modifiche alla composizione e al funzionamento della corte costituzionale, i polacchi sono tornati in piazza questo weekend. Migliaia i dimostranti che si sono riversati per le strade di Varsavia organizzati dal Comitato per la Difesa della Democrazia . Opinioni discordanti sul numero dei manifestanti – in base alle fonti si oscilla dai 7 ai 20.000 partecipanti – tra questi anche giornalisti e membri dell’opposizione.

(Paola di Marzo, via EastJournal.net)

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Foto: protesta a Varsavia per libertà media 9/1/2016, Grzegorz Żukowski cc-by-nc

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