10 temi che segneranno il mondo nel 2016

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Quali saranno i temi – anzi, macrotemi – che disegneranno il mondo nel 2016? Rose Pastore ne ha messi insieme dieci su Fast Company per cercare appunto di capire quale sarà l’agenda del prossimo anno. Se un paio di punti risentono ovviamente della fonte statunitense, si tratta nel complesso di argomenti imprescindibili ai quali tuttavia se ne potrebbe aggiungere almeno un altro.

Il massiccio movimento dei migranti dal Sud e dall’Est del pianeta – proprio nel corso della settimana arriverà il milionesimo in Europa – rimane senza dubbio la questione centrale. Siriani in fuga da un Paese distrutto e fuori controllo, certo, ma anche flussi per così dire consolidati, legati non solo a teatri di conflitto o a dittature ma anche a ragioni economiche e di prospettive di vita. Sui fronti siriano e libico sembrano essere arrivati dei passi avanti negli ultimi giorni con l’accordo sul governo di unità nazionale per Tripoli e l’approvazione della risoluzione Onu sul futuro di Damasco. Nel 2016 la prova del nove per la diplomazia internazionale.

Fast Company colloca ovviamente l’altro pilastro fondamentale sulle sorti del mondo – la lotta al cambiamento climatico – fra i temi del prossimo anno. C’è un parallelismo: anche in questo caso, per il momento, c’è solo un accordo su carta sottoscritto da 195 Paesi il mese scorso alla Cop21 di Parigi. Più confortante di quanto si potesse immaginare – contenere l’aumento della temperatura globale del pianeta ben al di sotto dei 2°C, puntando idealmente alla soglia di +1,5°C – ma certo vittima degli usuali meccanismi di implementazione e revisione periodica che potrebbero ucciderne gli obiettivi.

Sul lato per così dire digitale c’è ovviamente il grande mondo della sicurezza dei dati informatici. Se mai ce ne fosse bisogno, “il 2015 ha dimostrato che nessuna istituzione è al sicuro dagli hacker” scrive Fast Company. Dal governo statunitense alle compagnie private passando per i big player che definiscono con i loro servizi le nostre vite – e ai quali concediamo sempre più informazioni – fino alle realtà meno significative ma non meno importanti per la quotidianità. Nel 2016 l’infrastruttura di una rete pensata in un altro mondo e in un’altra era trasformerà questo argomento in un allarme assoluto, più di quanto non sia stato quest’anno.

Le elezioni presidenziali statunitensi dell’8 novembre 2016, il cui dibattito naviga al momento su toni e temi da saloon grazie al contributo di Donald Trump, sono già l’argomento dell’anno. Anche perché dovrebbero raccogliere buona parte dei nodi caldi che stiamo elencando, funzionando come perimetro di ogni argomento. Notoriamente più orientate sui temi esteri che interni, quest’anno potrebbero tuttavia rinchiudersi un po’ con la sottolineatura di punti tutti a stelle e strisce, dalla riforma delle prigioni al controllo delle armi.

A proposito di controllo, ci sono due mondi dell’innovazione che stanno progressivamente viaggiando – a torto o a ragione – verso una regolamentazione sempre più attenta. Sono da una parte quello di droni e auto senza pilota, su cui gli Stati Uniti sono ovviamente in avanscoperta (ma esiste da tempo un regolamento per i quadricotteri anche in Italia), e dall’altra quello – per certi versi ancora più ampio – della cosiddetta sharing economy. Cos’è davvero l’economia della condivisione? Come considerare gli autisti di Uber e quali obblighi fiscali e di garanzia assegnare a chi affitta una stanza e una casa su Airbnb? Dai contorni che questo argomento assumerà nel 2016 dipenderà buona parte dell’evoluzione di un nuovo modello economico. Dal basso. Ma mica tanto.

Se Fast Company inserisce appunto la violenza prodotta dalle armi da fuoco fra i problemi dell’anno venturo – sponda prettamente interna – noi inseriremmo volentieri quello degli equilibri energetici. La crisi del prezzo del petrolio lascia aperti scenari intricati, con l’Arabia Saudita che punta a bruciare i produttori statunitensi conducendo sul lastrico decine di altri Paesi dell’Opec che invece non possono sostenere il pericoloso gioco al ribasso. Il Brent è infatti scivolato ieri ai livelli più bassi dal 2004 (36,04 dollari a barile). La questione esploderà nei prossimi mesi stabilendo se e per quanto ancora dipenderemo dall’oro nero.

Non poteva ovviamente mancare l’argomento dell’anno, l’orrore dello Stato islamico. Non tanto per la sua presenza sul campo – secondo Le Soir nel corso dell’anno si sarebbe ridotta del 14% fra Siria e Iraq mentre i curdi controllerebbero il triplo del territorio di 12 mesi fa – quanto per il suo ruolo di campo d’addestramento e punto d’attrazione per ogni genere di fondamentalismo e mercenarismo. Buona parte della battaglia passerà dal fronte digitale ma non sembra che i governi abbiano ancora stabilito un piano d’azione contro la propaganda. Ci proverà, incredibile ma vero, solo l’Unione Europea.

Chiudono la rassegna altri due macrotemi che cuciono insieme vita reale e vita digitale. Da un lato quello dell’accesso globale a una rete libera (che in realtà è sempre meno tale). Quest’anno solo il 43,3% della popolazione mondiale ha avuto a disposizione una connessione. Di questo 43,3%, il 61% degli utenti di internet vive in Paesi dove critiche al governo, alle forze militari o alla legislazione sulla famiglia sono state soggette alla censura online. Di fatto, l’accesso alla rete per come lo conosciamo in Occidente, pur con tutto il “complesso da sorveglianza” esploso con Edward Snowden, è un lusso. Non basterà assegnare a Facebook, Xiaomi o qualche altro colosso il ruolo di evangelizzatori.

Dall’altro la funzione dei social media nella denuncia delle ingiustizie. In questo senso i casi sui giovani afroamericani uccisi o picchiati dalla Polizia (#BlackLivesMatter) hanno evidenziato un elemento universale: i canali digitali funzionano sempre più da amplificatori rispetto a casi che appena cinque anni fa non avrebbero guadagnato l’attenzione sociale e politica che raccolgono. Non solo amplificano, ma strutturano e organizzano. Sul quel crinale si combatterà un tassello della battaglia per la libertà dei prossimi anni. Non solo digitale.

(Simone Cosimi, Wired.it)

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Foto: Mediterraneo 7.6.2015 – LetsAllStayCalmHere cc-by-nc-sa

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