Tra la Slovenia e la Croazia un filo spinato di troppo

Dopo l’Ungheria, la Bulgaria, la Serbia, la Croazia, la Macedonia e presto l’Austria, anche la Slovenia costruisce una barriera lungo il confine, con il compito di impedire l’entrata dei migranti. Una misura approvata dagli sloveni, ma criticata dalla stampa su entrambi i lati della frontiera.

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Il governo di Milo Cerar ha deciso di erigere una barriera di filo spinato lungo 550 chilometri dei 671 totali di frontiera con la Croazia, in previsione dell’ondata di migranti attesa in primavera.

Una decisione che ha provocato le proteste di Zagabria, che accusa Lubiana di approfittare dell’occasione per tracciare una linea di demarcazione tra i due paesi, la cui frontiera è tuttora oggetto di arbitrato internazionale. Anche in Slovenia la costruzione del filo spinato ha suscitato proteste, in particolare quando le forze dell’ordine hanno cominciato a sistemarlo sulla costa, nella regione turistica dell’Istria e sulle rive del fiume Kupa, il confine naturale tra Slovenia e Croazia.

Gli oppositori del progetto evocano la Seconda guerra mondiale, quando i nazisti avevano circondato Lubiana con una barriera di filo spinato. Inoltre, gli abitanti della regione di frontiera temono per il turismo, mentre gli attivisti per la protezione degli animali denunciano il pericolo che il filo spinato costituisce per cinghiali e animali selvatici, abituati a passare da un paese all’altro, e pubblicano immagini di animali massacrati una volta rimasti intrappolati nelle barriere.

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Foto: il “muro” ungherese eretto questa estate Délmagyarország/Schmidt Andrea @wikicommons

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