Polonia: è crisi costituzionale

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A neanche due mesi dalla vittoria di Diritto e Giustizia (PiS) alle elezioni del 25 ottobre, la Polonia si ritrova infilata in una brutta crisi costituzionale. A originare la vertenza è stata la contesa sulla nomina di cinque dei quindici giudici della Corte suprema. Tutto è iniziato quando i liberali della Piattaforma civica (Po) hanno nominato i loro giudici mentre il paese votava, sapendo che avrebbero perso le elezioni. Tre nomine erano necessarie: fine del mandato. Le altre sono state sottratte al nuovo parlamento e il Tribunale costituzionale (organo diverso alla Corte suprema) le ha bocciate.

Alla forzatura di Po, è seguita quella di PiS. I populisti, guidati da Jaroslaw Kaczynski e dotati della maggioranza assoluta dei seggi, hanno promulgato una contro-misura che azzera le nomine dei giudici in quota Po. Ai quali tra l’altro Andrzej Duda, il capo dello stato, anch’egli populista, non ha mai concesso le credenziali. Ha invece fatto giurare i togati voluti da PiS.

Tutti in piazza

La crisi ha una sua variabile di piazza. Nel fine settimana, a Varsavia, c’è stato un corteo anti-governativo cui hanno preso parte circa 50mila persone. Il giorno dopo si è marciato a Danzica, sempre con l’obiettivo di denunciare quello che, secondo i critici del governo, è il primo di vari passi autoritari che verranno. […]

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Foto polandmfa cc-by-nd

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