Referendum: Dzurinda ci sta pensando, Figel non va, Bugar e Radicova sì

Ordine sparso nei partiti dell’arco parlamentare per il loro atteggiamento verso il referendum. Il presidente SDKU-DS Mikulas Dzurinda non ha ancora deciso se andrà a votare al referendum del 18 Settembre. «Spero comunque di prendere la decisione giusta», ha detto oggi. Il Ministro degli Esteri Dzurinda ha detto che è ora di valutare i due approcci al referendum. Da un lato, dice, è un bene che siano utilizzati gli istituti democratici – quali il referendum – in un Paese libero e democratico quale la Slovacchia è. D’altra parte, però, la maggior parte dei quesiti referendari sono già inclusi nel Manifesto di Governo. «Le questioni oggetto del voto riguardano principalmente il mondo politico, piuttosto che i problemi della gente comune», ha dichiarato.

Il leader della Democrazia Cristiana (KDH) Jan Figel sa già quale atteggiamento prenderà alla manifestazione. «In quel particolare Sabato ho un programma pesante e non sono riuscito a forzarvi una partecipazione al referendum», ha detto a Tasr, aggiungendo che KDH sta lasciando i suoi elettori liberi di decidere se andare oppure no ai seggi.

Il presidente di Most-Hid Bela Bugar ha detto che andrà. E così Richard Sulik, il cui partito Libertà e Solidarietà (SaS) lo ha promosso.

Il partito di opposizione Smer-SD raccomanda ai suoi elettori di non andare al voto, e il Partito Nazionale Slovacco (SNS), probabilmente farà lo stesso.

I sei quesiti referendari vertono sull‘abolizione del canone radio-televisivo, la riduzione dell’immunità parlamentare, la riduzione del numero dei parlamentari da 150 a 100, la determinazione del costo massimo d’acquisto per le auto blu del Governo, il voto via Internet e l‘abrogazione del diritto di replica da parte di funzionari pubblici (come dall’attuale Press Act del 2008).

Il Primo Ministro Iveta Radicova ha confermato ieri che andrà a votare al referendum, e che rispetta le firme di 400.000 persone che l’hanno richiesto. «È vero che la situazione è cambiata dopo le elezioni parlamentari, e che vari quesiti del referendum sono ora parte del programma di Governo, ma al tempo stesso è anche vero che il processo è in corsa e non si può fermare», ha detto.

(Fonte TASR)

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