Migranti, Slovacchia presenta ricorso contro la decisione delle quote UE

Fico_(EU Council 18122014 15428044634 CC-BY-NC-ND)

La Slovacchia ha presentato alla Corte Europea ieri, mercoledì 2 dicembre, un esposto per invalidare la decisione del Consiglio dei ministri dell’Iterno dei 28 che a Bruxelles ha approvato a fine settembre il sistema di ridistribuzione di 120.000 migranti tra gli stati membri dell’UE in base a quote vincolanti.

Il capo del governo slovacco Robert Fico ha detto ai media in questa occasione che «chiediamo che la corte stabilisca non valida la decisione in merito alla distribuzione obbligatoria delle quote sui migranti». «Credo che queste quote siano inutili e tecnicamente irrealizzabili. Le nostre parole sono giustificate, le quote hanno fallito», ha chiarito il prermier.

Al Paese sono state assegnate circa 2.300 persone in attesa di asilo. Bratislava ricorda di aver accettato di accogliere 200 rifugiati siriani, di religione cristiana, la metà dei quali provenienti direttamente dai campi profughi in Medio Oriente e l’altra metà come ridistribuzione dai campi di accoglienza da Italia e Grecia. Entro Natale dall‘Iraq dovrebbero arrivare 25 famiglie siriane, ovvero 149 persone in totale, che dopo un periodo iniziale nel centro di accoglienza per asilanti a Humenne saranno poi ospitate da famiglie volontarie slovacche o parrocchie.

La Slovacchia, insieme a Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, aveva votato contro le quote nel vertice di Bruxelles, insistendo sul principio della volontarietà per accogliere i rifugiati. Ma per il momento, dopo aver incassato un sostanziale sostegno morale dai paesi membri del Gruppo V4 di cui fa parte, Bratislava sarà la sola a fare causa all’UE presso la Corte europea di giustizia del Lussemburgo. L’Ungheria forse si potrebbe accodare in seguito. C’è tempo fino al 18 dicembre per fare ricorso.

Quest’anno la Slovacchia avrebbe ricevuto solo 154 richieste di asilo. E una minima parte di esse si presume che saranno accolte, avendo il Paese la minor quota di asili concessi nei suoi 23 anni di vita. Una delle ragioni per cui la Slovacchia si oppone alle quote obbligatorie è che non si possono costringere i rifugiati a stare dove non vogliono stare. Per la quasi totalità, infatti, i migranti vogliono andare nei paesi del centro-nord Europa (Germania e Svezia in primis), dove le condizioni di welfare sono più interessanti, il tenore di vita è più alto e non è così difficile trovare un lavoro meglio pagato.

(Red)

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Foto EU Council cc-by-nc-nd 2.0

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