Aumento dell‘IVA in Slovacchia: un confronto con gli altri Paesi

È ufficiale l’aumento dell’IVA di un punto percentuale che molti si aspettavano. Più di qualcuno lo ha definito in realtà un adeguamento, visto il fatto che l’aliquota slovacca era tra le più contenute dell’Unione Europea. Non dimentichiamo tuttavia che Cipro e Lussemburgo applicano un’aliquota ordinaria del 15%, la Gran Bretagna del 17,50%, mentre Spagna e Malta applicano il 18%. Poi più o meno tutti gli altri Paesi si sono allineati al 20-21%, salvo qualcuno resistere al 19% od innalzarsi al 22% come la Polonia.

L’aumento dell’aliquota IVA al 20%, garantisce il Governo slovacco, sarà applicato temporaneamente e finalizzato ad aiutare a riportare entro il 2013 il deficit pubblico entro il limite stabilito dalle normative europee del 3% del PIL, contro l’attuale previsione per il 2010 del 7,8%.

Sarà vero? Vedremo. L’esperienza di altri Paesi comunitari è stata la più variegata. Si tratta di realtà economiche diverse tra loro ma pur sempre indicative. In Portogallo dal 2005 al Luglio di quest’anno ci sono stati ben quattro aumenti, dal 19 al 21%; in Ungheria dall’originario 25% del 2005 si è passati al 20% per il triennio 2006/2008 per poi ritornare al 25%; come in Svezia e Danimarca dove questa aliquota è in vigore da tempo, ma è noto che il livello dei servizi pubblici sono al di sopra della media europea. Lo stesso per la Finlandia che si assesta al 23%. Casi a parte quelli della Romania e della Grecia. Nel primo caso l’aliquota IVA è schizzata dal 19% del Giugno di quest’anno all‘attuale 24%, nel secondo caso per l’effetto crisi nel solo 2010 ha portato tre aumenti, dal 19 al 23%. I servizi in questi ultimi due Paesi sono noti, non raggiungono minimamente i livelli dei loro pari.

In Slovacchia probabilmente osserveremo un chiaro aumento dei prezzi, già in corso da tempo per molti beni di consumo, che potrebbe innescare una corsa a richiedere maggiori rivendicazioni salariali. Per affrontare questo rischio è opportuno non tralasciare un serio confronto con le parti sociali. In Slovacchia le retribuzioni medie sono assai basse e il divario di salari e stipendi percepiti all’ovest della Slovacchia rispetto all’est è ancora più marcato. Mentre il costo della vita cresce costantemente.

Inoltre l’aumento dell’IVA si potrebbe tradurre in un aumento dell’inflazione, con effetti negativi sui conti pubblici, dovuto all’incremento dei tassi nominali sul debito. Per fortuna, però, il contesto economico è profondamente mutato: il fatto che il debito pubblico sia denominato in euro e collocato per una quota rilevante all’estero ha eliminato il legame stretto che c’è fra inflazione domestica e tassi di interesse sui nostri titoli pubblici.

Un altro neo è l’impressionante aumento del “nero” che si tende a produrre con la politica dell’aumento dell’IVA. Essa ricade per sua natura sul consumatore finale ed alcune categorie sono assai facilitate ad evaderla a fronte di un sconto, ad esempio, sulle prestazioni dei servizi ai privati. Questo ultimo fenomeno è tipico dell’Italia, si stimano cifre impressionanti, qualcuno azzarda addirittura il 20%.

Da ciò si può trarre una ovvia conclusione, decidere di aumentare l’IVA e le imposte in generale alle volte è inevitabile, tuttavia è importante che tali azioni siano anche affiancate da una politica, seria, di contrasto all‘evasione, assai più difficile, ma certamente più condivisibile. Altrimenti a pagare sarà il solito “Pantalone”.

(Walter Piacentini)

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