Come risolvere il problema dell’ISIS. Una proposta

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Di Carlo Rovelli – Ci sono due comportamenti da evitare in un conflitto. La sterile discussione sulle colpe, perché la realtà è complessa e le accuse non forniscono soluzioni, e la spirale psicologica che porta alla demonizzazione del nemico, che compromette la lucidità. L’attuale situazione di conflitto con il gruppo Stato islamico (Is) sta generando una reazione emotiva collettiva che rischia di offuscare lucidità e razionalità, e di portare disastri. Provo a offrire, da cittadino, un contributo di serenità alla discussione, ricordando alcuni fatti chiave, e proponendo una direzione concreta per la soluzione.

Il primo fatto
L’Is è utile a molti. Questo spiega un paradosso: cioè, che l’Is resiste contro un’alleanza che comprende due superpotenze planetarie, la Francia, la Siria, l’Iraq, l’Iran, la Turchia, l’Arabia Saudita, i curdi e Hezbollah. Nessuno potrebbe davvero resistere militarmente a una simile coalizione, se non fosse perché la sua esistenza fa comodo. Vediamo alcuni esempi.
Senza l’Is, Assad non sarebbe al potere, perché la rivolta in Siria aveva il supporto dell’occidente. Ma il gruppo Stato islamico fa paura e Assad è stato graziato. Assad, infatti, bombarda altri ribelli, poco l’Is.

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Foto: i terroristi dell’attacco a Charlie Hebdo (gen 2015), da video Youtube

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