Schengen tra morte e risurrezione

schengen-ue-frontier_(philippelemoine CC-BY-SA)

Ogni giorno i giornali raccontano della fine dell’Europa senza frontiere e molti sembrano pensare che sia un bene. In realtà, non solo Schengen comporta indubbi vantaggi politici ed economici, ma sarebbe anche molto più efficace, meno costoso e più utile alla sicurezza di ciascuno controllare insieme le frontiere esterne e unire gli sforzi all’interno per combattere il terrorismo.

Ma Schengen non “funziona”. La percezione, infondata, è che la sicurezza sarebbe meglio assicurata all’interno di frontiere nazionali. È utile fare un po’ di storia.

Nascita e crescita di Schengen

Schengen nacque come un accordo, non ancora un trattato, fra 5 paesi (Benelux, Francia e Germania) con l’obiettivo di eliminare tutti i controlli su merci e persone alle proprie frontiere interne. La motivazione era doppia. Politica, perché il passo avrebbe avuto un alto valore simbolico e un evidente vantaggio economico. Pratica, perché i 5 paesi condividono un lungo sistema di frontiere comuni, porose e difficili da controllare.

Molto prima che Schengen entrasse in vigore, affittavo una casa sulla costa belga vicino alla frontiera francese: ogni mattina andavo in bicicletta a fare la spesa, per sentieri di campagna, in Francia, fino al vicino villaggio, e non mi è mai capitato di incontrare un doganiere. Di fatto, le frontiere quasi non esistevano tranne che sulle strade più importanti.

Ciò che i 5 paesi volevano fare interferiva per molti versi con disposizioni dell’allora Comunità Europea. La Commissione ottenne quindi uno strapuntino al tavolo delle discussioni; occupai quello scomodo sedile per alcuni anni. Fin dalle prime riunioni fu posto un problema esistenziale. Il Benelux considerava Schengen un accordo “chiuso”, valido solo per i firmatari. La Commissione, appoggiata da Francia e Germania, riteneva invece che un accordo chiuso sarebbe stato, oltre che incompatibile con il trattato, politicamente impresentabile. Questa tesi prevalse e si decise che altri stati avrebbero potuto aderire, a patto di soddisfare condizioni molto stringenti. […]

Di Riccardo Perissich – Continua a leggere su Affarinternazionali.it

Foto Fif’ cc-by-sa 2.0

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