Le conseguenze economiche di un attentato

La Francia ha subito due attacchi terroristici nel 2015. Se a gennaio gli effetti economici sono stati tutto sommato contenuti, ora le conseguenze potrebbero essere più pesanti. Il turismo è tra i settori più colpiti. Come cambiano consumi e mercato immobiliare. I costi dei controlli alle frontiere.

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Effetti nel breve periodo

Dopo il secondo tragico episodio di terrorismo di cui Parigi è stata oggetto nel 2015, è legittimo chiedersi quali potranno essere le ricadute sull’economia francese.

Ovviamente, è difficile prevedere l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi, ma è possibile identificare alcuni canali di trasmissione. In sintesi, è improbabile che l’impatto degli attentati di novembre si riveli significativo, ma è probabile che sia più consistente di quello dell’attacco di gennaio.

Innanzitutto sul turismo, che rappresenta il 7,4 per cento del Pil 2014 francese. La Francia è la prima destinazione mondiale per numero di arrivi stranieri e la terza in termini di ricavi, mentre Parigi è la terza destinazione più popolare, dopo Londra e Bangkok. Sono sempre più frequenti gli asiatici e gli americani (del Nord e del Sud) che pernottano più a lungo e spendono di più, ma in compenso hanno una maggiore avversione al rischio.

Il contraccolpo è immediato in settori come trasporto aereo, alberghi e ristorazione e lusso. Printemps e Galeries Lafayette hanno perso rispettivamente il 30 per cento e il 50 per cento di visitatori nella settimana dopo il 13 novembre. Negli alberghi, il tasso d’occupazione è calato del 20 per cento nel primo weekend e i ricavi per camera ancora di più. Alcune attività sono state annullate (in particolare il congresso annuale dei sindaci, con decine di migliaia di partecipanti), altre confermate, ma con controlli rinforzati.

Anche per livello, composizione e modalità dei consumi interni ci saranno conseguenze nel breve periodo. Il consumatore potrebbe risparmiare di più, di fronte alla maggiore incertezza, mentre in senso opposto giocherebbe la coesione sociale che si manifesta dopo un attacco. L’evidenza da recenti episodi è che il secondo sembra prevalere. I consumi privati sono cresciuti dell’1,5 per cento negli Stati Uniti nel trimestre successivo all’11 settembre (contro 0,2-0,3 per cento nei tre precedenti), mentre secondo la relazione 2004 del Banco de España, “sebbene a inizio anno sia sorta incertezza rispetto alle possibili conseguenze economiche degli attentati dell’11 marzo a Madrid, alla fine questi eventi non hanno prodotto effetti duraturi”.

Di Andrea Goldstein, Nomisma. Continua a leggere sul sito LaVoce.info

Foto sklkphoto cc-by-nc-nd

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