Kiev, la rivoluzione fallita

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La rivoluzione partita alla fine di novembre 2013 e conclusasi con il bagno di sangue e la fuga del presidente Victor Yanukovich nel febbraio 2014 ha fatto precipitare l’ex repubblica sovietica verso il baratro. La situazione politica interna è altamente instabile, la faide tra oligarchi che hanno caratterizzato da subito la transizione iniziata dopo il regime change proseguono senza sosta, la corruzione continua a dilagare, l’economia è al collasso e solo gli aiuti internazionali hanno evitato il default, senza contare che il conflitto del Donbass semi-congelato è pronto a riesplodere e il fatto che la Crimea è stata annessa dalla Russia. Secondo gli ultimi sondaggi del Razumkov Center di Kiev il 66% degli ucraini ritiene che il paese stia andando nelle direzione sbagliata. L’Ucraina lacerata del 2015 sta decisamente peggio di quella del 2013, l’Europa rimane comunque lontana, la Russia inevitabilmente vicina, e se la relativa recente stabilizzazione economica sotto il controllo del Fondo monetario internazionale ha evitato il disastro risparmiando altri drammi per la popolazione, il quadro complessivo rimane decisamente a tinte fosche.

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Foto 2ilorg cc-by-2.0: La piazza dell’Indipendenza a Kiev, prima e dopo il Maidan

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