Parigi, Beirut e i prevedibili colpi di coda dello Stato Islamico

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Il mese di novembre 2015 ha visto un notevole incremento degli episodi di violenza radicale in varie parti del mondo, in gran parte riconducibili al movimento siro-iracheno dello Stato Islamico (IS). Dal punto di vista nazionale ed europeo, l’ondata di attacchi ha avuto il proprio punto culminante negli attacchi di Parigi del 13 novembre scorso, la cui eccezionalità consisterebbe nel fatto di aver visto coinvolti obiettivi esclusivamente civili e nell’assenza di una minaccia preventivamente sostanziata, come nel caso di Charlie Hebdo. Ciò ha generato un immediato clamore mediatico e fomentato un clima di paura generalizzata, anche e soprattutto a fronte della fiducia riposta dalla popolazione francese nei propri apparati di sicurezza dopo gli eventi del gennaio 2015.

Eppure, analizzando a fondo l’andamento delle vicende mediorientali e l’evoluzione del movimento di Abu Bakr al-Baghdadi, gli attentati di Parigi s’inseriscono in un trend ben definito, che aveva assegnato ad un simile evento un carattere di alta prevedibilità. Per comprendere a fondo le ragioni di quello che, a tutti gli effetti, appare come un colpo di coda della formazione del sedicente Califfo Ibrahim (nom de guerre di al-Baghdadi), bisogna considerare al contempo le dinamiche proprie della strategia internazionale dell’IS e l’andamento dello sviluppo del teatro siriano e iracheno. […]

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 (Andrea Falconi)

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Foto: Parigi La Defence – Evan Bench cc-by

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