Una giornata a Bruxelles, con l’Isis che ci chiude in casa

Si esce poco perché nevica, poi piove e non c’è niente da fare: negozi, cinema, musei, supermercati sono chiusi. Ma tanti escono lo stesso, la città non è prigioniera.

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Bruxelles, 21/11/2015 – Mi sono alzato dal letto come tanti altri sabati questa mattina Bruxelles. Mi si preparava una giornata come tante in una famiglia: portare uno dei bambini a giocare la sua partita di rugby, poi alcune commissioni, mio suocero ospite dunque una visita a un museo si imponeva. Poi volevo fare un salto a trovare degli amici che hanno appena cambiato casa.

Invece.

Invece accendo il telefono e arriva un messaggio dell’allenatore di rugby: la partita è stata sospesa, per ordine della polizia. Poi altri messaggi, twitter, mail, qualche giornale on line, e scopro che tutta la città si è fermata. La metropolitana, venatura essenziale di Bruxelles, è chiusa, su tutte le linee. I musei sono chiusi, i centri commerciali del centro anche. Mi affaccio on line sulla città e scopro che le vie commerciali che il sabato, un sabato a quattro settimane dal Natale, sono deserte. Ci sono solo militari armati fino ai denti e qualche giornalista che fa foto e twitta. Tutti le stesse immagini, gli stessi commenti.

Mi affaccio alla finestra e le macchine sono tutte lì, parcheggiate. Non c’è posto dove andare, apparentemente. Anche i giardinetti con gli scivoli sono chiusi. Poi pian piano scopro che i negozi di quartiere sono spesso aperti, che il pane si può comprare, e anche il formaggio. Niente partite di rugby ma le commissioni che dovevo fare le posso fare.

Nel pomeriggio si decide di fare qualcosa. Andiamo ad una fabbrica di cioccolata che ha uno spaccio a poco prezzo. E’ aperto, ed è pieno di gente che compra. Lungo la strada, in periferia, scopro che i centri commerciali sono aperti, il “Re del materasso” ha i suoi clienti che scelgono su cosa dormire, come fanno i clienti di Ikea. Invece Decathlon è chiuso. Me ne torno verso il centro. Molti negozi sono aperti, ma non tutti. I grandi magazzini no, ma una metà di quelli più piccoli accolgono i loro clienti normalmente e non c’è polizia in giro. Ma c’è poca luce. Troppe le vetrine spente e soprattutto sono spente le decorazioni messe su per il Natale. Vado nella zona dei negozi più lussuosi, ad avenue Louise, e lì è il deserto. Solo qualche porta è aperta. Niente festosi tappeti rossi sul marciapiede. L’elegante negozio Nespresso è chiuso, come Zara. E’ aperto un Quick, la risposta francese a McDonald, ma sulla porta ci sono due soldati con il mitra. Non è un invito a entrare. Anche perché attorno è tutto buio, i pedoni si contano sulle dita di una mano.

Di Lorenzo Robustelli – Continua a leggere su EuNews.it

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Foto suzanneschols cc-by-nd

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