L’Europa e gli attacchi a Parigi: come (re)agire?

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Di Stefano Torelli- ISPI | Parigi si scopre nuovamente vulnerabile alla furia cieca del terrorismo di matrice islamica e, come la Francia, tutta l’Europa deve sentirsi sotto attacco, dal momento che gli attentati di ieri sono chiaramente diretti contro tutto il continente e non solo contro il popolo e il governo francesi. A testimoniarlo, del resto, sono le diverse rivendicazioni (sulla cui veridicità bisogna essere ancora molto cauti) e dichiarazioni in rete di gruppi legati allo Stato islamico (IS), secondo cui i prossimi bersagli saranno Londra, Roma, Berlino e le altre capitali europee. Ciò che abbiamo davanti, dunque, più che un singolo attentato appare una vera e propria azione di guerra contro l’Europa e l’Occidente. Con un doppio scopo: colpire e terrorizzare l’Europa e, con un po’ di utopia in più, nel lungo termine, giungere alla “conquista” dei territori europei all’interno del sedicente Califfato. Secondo alcune interpretazioni, dunque, saremmo ormai entrati ufficialmente nella “fase due” del progetto islamista globale: l’espansione diretta in Europa. Tutto ciò appare a tratti sconvolgente, a tratti del tutto surreale, mentre alcune voci, all’interno dei confini europei, ritengono tale scenario addirittura ineluttabile, qualora la risposta non fosse adeguata, pronta ed efficace. Proprio l’individuazione di una risposta efficace quanto razionale a quanto sta accadendo sembra essere uno dei nodi più difficili da sciogliere. L’Europa deve rispondere con forza? Se sì, contro di chi? Con quali mezzi? Per quale scopo? E, per rispondere a tali quesiti, occorre prima di tutto cercare di comprendere la natura della minaccia che si ha di fronte, le sue caratteristiche, i suoi obiettivi e le sue cause profonde.

Due immagini di venerdì notte 13/11/2015 a Parigi:

ISIS

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Un’azione coordinata. Prima di tutto, occorre fare una netta distinzione tra altri attacchi avvenuti in Europa e non solo (il caso dei due attentati in Tunisia, al Museo del Bardo e in un resort di Sousse, durante quest’anno, ne sono un esempio emblematico), e quelli di Parigi. Fino a ieri parte dell’opinione pubblica e delle stesse cancellerie europee (e, bisogna ammetterlo, anche di noi analisti e ricercatori) era persuasa del fatto che, qualunque attacco fosse avvenuto, fosse opera di cosiddetti “lupi solitari”. Allo stesso tempo ciò costituiva un motivo di maggiore preoccupazione, perché in quanto azioni solitarie erano difficilmente prevedibili, ma anche di relativa tranquillità: non esiste un piano organizzato su larga scala. Al contrario, gli attacchi di Parigi, con due attentatori kamikaze nei pressi dello stadio di calcio dove giocava la nazionale francese ed era presente il presidente francese Hollande, sette sparatorie contemporanee in punti diversi della città, una decina di uomini armati simultaneamente in azione, un teatro assalito da uomini ben equipaggiati, non lasciano spazio a molti dubbi: si è trattato di un’azione ben preparata e coordinata. E’ probabile che la regia fosse l’IS, così come che i perpetratori fossero foreign fighters di ritorno, anche se su questo ancora si attendono conferme. Ma, in ogni caso, il dato certo è che questa volta vi fosse una struttura organizzativa dietro gli attacchi. Leggi il resto sul sito di IPSI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale 20151114-bataclan-paris-10Foto: la notte scorsa dopo il massacro al teatro Bataclan (flickr/CC0)

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Immag. in alto: hypercreativity cc-by-nc-sa |sotto: © donikbarta/flickr | © report.ge/flickr

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