Acciaio UE in crisi: US Steel si riorganizza, ma «bisogna bloccare l’acciao cinese»

ussteel accia foto_usske.sk

È in corso da qualche tempo una forte crisi dell’industria siderurgica europea, una crisi dovuta in particolare alla estrema concorrenza cinese a prezzi di dumping. A poco è valso su questo fronte il piano d’azione presentato nel 2013 dalla Commissione europea. Una riunione straordinaria del Consiglio dell’Unione europea, con i 28 ministri dell’Economia, ha avuto luogo lunedì 9 novembre a Bruxelles ha preso atto che la crisi persiste anche perché c’è un eccesso di prodotti competitivi che arrivano in Europa dai paesi dell’Oriente.

Della delegazione slovacca che era a Bruxelles faceva parte anche Miroslav Kiralvarga, rappresentante dell’acciaieria US Steel Kosice, uno dei maggiori player del settore in Europa Centro-Orientale, che ha detto che «Stiamo parlando principalmente della Cina, che ha raddoppiato la sua capacità produttiva. La sua domanda interna è diminuita, ed ora è alla ricerca di mercati per esportare i suoi prodotti». E ha trovato i paesi dell’UE, ha detto, dove le esportazioni cinesi di acciaio sono raddoppiate dal 2013 ad oggi. A prezzi ridotti, ma con i parametri di qualità richiesti in Europa.

I prezzi dell’acciaio cinese finito sono decisamente inferiori ai costi di produzione europei, e crediamo, ha detto Kiralvarga, «che l’UE debba trovare una soluzione radicale al più presto possibile». La situazione è delicata, e se ad esempio in Gran Bretagna già 3.000 persone hanno perso il lavoro, ci sono diversi impianti siderurgici in Europa che pensano di calare la produzione, lasciando a casa parte della forza lavoro.

La crisi riguarda anche la Slovacchia, e US Steel, che è il maggior datore di lavoro del Paese con oltre diecimila lavoratori diretti e altre migliaia nell’indotto, progetta di ottimizzare la propria produzione. Se l’azienda per ora ha salvaguardato l’occupazione, nessuno può dire come andrà a finire e tutto dipenderà da come si evolve la situazione.

Kiralvarga sostiene che si dovrebbe fermare immediatamente – o almeno limitare – l’afflusso di acciaio cinese ai mercati dell’UE.

Ma sul lungo termine bisognerà agire sulla questione energetica, dato che l’industria siderurgica del vecchio continente paga prezzi elevati per l’energia. Ad esempio, in Slovacchia il prezzo è il doppio di quello negli Stati Uniti.

(Fonte Tasr/RSI)

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Foto: US Steel Kosice – usske.sk

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