Turchia: nel paese del Sultano Erdogan tra Pkk, Isis, rifugiati e UE

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Con le elezioni del 1 novembre il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) di Erdogan, prendendo poco meno del 50 per cento dei voti ha riconquistato la maggioranza assoluta che aveva perduto alle elezioni dello scorso giugno, e può governare da solo.

A dispetto dei sondaggi, che davano il partito del presidente in calo, l’Akp ha guadagnato quasi 10 punti percentuali rispetto a soli cinque mesi fa. I repubblicani del Chp, eredi di Ataturk, con il 25 per cento si confermano la seconda forza politica del paese ma il partito curdo dell’Hdp, la sorpresa delle urne dello scorso giugno, è stato ridimensionato ad un inaspettato 10,7 per cento che gli consente a malapena di superare lo sbarramento. I nazionalisti hanno subito anch’essi una netta sconfitta, fermandosi poco sotto il 12 per cento.

Il travaso di voti a favore del partito di Erdogan da questi due partiti si deve a vari fattori, ma tra questi è indubbia l’importanza giocata dal fattore “paura”.

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