A Bratislava il Tatra Summit 2015: si parla di Ue e riforme, energia e migrazioni

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L‘Unione energetica, le innovazioni, la Zona Euro, il referendum britannico per lasciare l’Unione europea e la crisi migratoria: questi i temi trattati a Bratislava in questi giorni dal Tatra Summit 2015, conferenza internazionale arrivata alla quarta edizione che si conclude oggi. Organizzato dal Centro per gli Affari europei, il Tatra Summit è una versione in minore (e invernale) del Globsec, la conferenza sulla sicurezza ormai divenuto uno degli appuntamenti clou per politica estera e sicurezza globale in Europa Centrale.

La manifestazione ha svolto discussioni e tavole rotonde anche sulla Presidenza della Slovacchia del Consiglio dell’Unione europea, che si terrà nel secondo semestre del 2016, e le cui priorità sono state discusse con i Paesi Bassi e Malta, nell’ambito del cosiddetto Trio di presidenza composto dai tre paesi che assumono il compito in tre semestri successivi. A questo riguardo, il sottosegretario agli Esteri slovacco Ivan Korcok, che è il delegato del governo per la Presidenza UE, ha detto che il trio ha deciso che «a partire dal 15 novembre si comincerà a mettere a punto un programma comune da mettere poi a disposizione degli altri Stati membri e inviarlo al Consiglio UE per l’approvazione». Saranno tre i temi cardine del programma: l‘Unione energetica, il mercato unico digitale per superare le barriere interne nei servizi digitali negli acquisti online in un altro paese, e l’unione dei mercati dei capitali,  che dovrebbe migliorare l’accesso al credito delle PMI anche al di fuori del settore bancario. Tre temi che dovrebbero, nelle intenzioni, favorire la crescita economico e migliorare la qualità della vita degli europei.

Migrazioni e questioni di sicurezza, solidarietà e situazione alle frontiere esterne di Schengen sono state trattate in particolare mercoledì. Il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto al vertice che la crisi migratoria è un problema molto più grande di quanto abbiamo visto negli anni scorsi con la crisi economica e finanziaria o con la questione Grecia. Una vera sfida per l’Europa. «Una soluzione europea è l’unica soluzione possibile», ha detto Dijsselbloem, «dobbiamo dimostrare solidarietà». E se gli oneri più pesanti saranno a carico dei paesi di destinazione dei rifugiati, «il resto dell’Unione dovrebbe condividere le spese restanti». I paesi, ha sottolineato, dovrebbero cooperare e cercare una soluzione per sostenere i migranti.

Riguardo alla riforma dell’UE, il ministro di Stato britannico per l’Europa David Lidington ha detto ieri alla conferenza che le raccomandazioni a Bruxelles che il suo primo ministro David Cameron presenterà saranno fondamentali per la decisione degli elettori sul rimanere o meno in Unione Europea. Dalle riforme «potrebbe trarre beneficio l’intera Europa, e aiuterà gli inglesi a sentirsi meglio all’interno dell’UE. Se l’Europa non diventa più competitiva, democratica e flessibile, vedremo crescere le tensioni economiche , sociali e politiche», ha detto Lidington, che ha invitato ad andare avanti con il trattato TTIP di libero scambio con gli Usa, e aumentare il volume di affari con le economie in via di sviluppo e con il Giappone: lì sono decine di milioni di consumatori in grado di acquistare prodotti e servizi europei, ma sono rallentati dalle ancora eccessive barriere commerciali, secondo Lidington. Quanto a una maggiore integrazione politica dell’Unione, ha detto che per la Gran Bretagna è un tema inaccettabile. Lidington ha sottolineato che diversi governi dell’Europa Centro-Orientale, tra i quali la Slovacchia, appoggiano le spinte britanniche per le riforme dell’UE e desiderano che la Gran Bretagna rimanga nell’Unione, vedendo i vantaggi di un mercato unico interno.

Ieri è intervenuto anche il presidente della Slovacchia, Andrej Kiska, che si è detto preoccupato per l’emergere di una divisione dell’Europa tra paesi orientali ed occidentali, una cosa che l’Europa ha già dovuto superare una volta, e invita a non sottovalutare l’attuale situazione e la retorica che l’accompagna. Certo, sono tanti i problemi ai quali i cittadini d’Europa sono di fronte ogni giorno, ha detto, dalla crisi finanziaria in Grecia all’aggressione russa in Ucraina fino alla crisi migratoria, una delle maggiori crisi del nostro tempo e probabilmente la peggiore per il continente dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma uno o due milioni di persone in fuga da guerre e violenze non possono significare la fine della UE, un continente ricco, con mezzo miliardo di cittadini e che ha l’ambizione di essere leader del mondo. «Dobbiamo tornare alle nostre radici, l’idea di un’Europa unita e libera, sulla base di umanità e solidarietà per i paesi e le nazioni di tutto un continente unificato», ha sottolineato Kiska, che crede in un’Europa responsabile con la solidarietà e in la sua capacità di superare questa e altre crisi.

Il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic ha invece parlato di Unione energetica e di efficienza energetica. La Commissione UE avrà completato entro il 2016 il 90% dei suoi impegni nel progetto di Unione energetica, e tutto va secondo i piani quanto a sicurezza dell‘approvvigionamento energetico, mercato interno dell’energia, efficienza energetica, decarbonizzazione, e ricerca e innovazione. Mentre i negoziati con i paesi membri stanno procedendo, Sefcovic ha detto che la Commissione dovrebbe presentare tre pacchetti di misure il prossimo anno su sicurezza dell’approvvigionamento, cambiamenti climatici, l’efficienza energetica negli edifici. Il tutto servirà ad elaborare una nuova strategia per i piani energetici nazionali e climatici con una visione fino al 2030, che andrà a superare quella attuale con gli obiettivi fissati per il 2020.

Il ministro dell’Economia slovacco, Vazil Hudak, ha citato il gasdotto Nord Stream 2 nel Mar Baltico come un problema per la Slovacchia, che dopo il 2019 potrebbe perdere i benefici di paese di transito per la volontà di Gazprom di raddoppiare il transito di gas direttamente dalla Russia alla Germania attraverso le tubazioni sul letto del Mar Baltico, aggirando così paesi come Ucraina e Slovacchia. «Consideriamo il progetto in qualche misura una minaccia per la Slovacchia», ha detto Hudak, che perderebbe dino a due miliardi di euro di entrate all‘anno. «La Slovacchia si oppone a livello ufficiale a questo progetto, che va contro gli sforzi globali dell‘Europa per diversificare le forniture di gas da altre fonti che non siano russe. Questa mossa, al contrario, aumenta la dipendenza dal gas russo». Il ministro, che spera in una presa di coscienza di tale questione a livello europeo (e in particolare in Germania), ha ribadito che il governo slovacco sostiene con forza il progetto Eastring, che intende collegare la rete del gas slovacca con nuovi gasdotti nei Balcani, attraverso Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia e Turchia, consentendo in futuro di ricevere gas dai campi petroliferi in Azerbaigian, Turkmenistan, e forse Iran. Ma potrebbe anche portare il GNL [gas naturale liquefatto] dalla Turchia e dagli Stati Uniti, ha spiegato Hudak.

Il giorno di apertura ha presenziato anche il sottosegretario italiano alla Presidenza del Consiglio per gli Affari europei, coinvolto in una sessione della conferenza dal titolo: „State of the Union: Europe at a crossroads?“. La conferenza si conclude oggi con gli ultimi interventi.

(La Redazione)

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