20 anni di Ogm, Greenpeace: vuote promesse. Italia: addio a colture genetiche

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Quasi 20 anni fa negli Usa degli agricoltori seminarono il primo Ogm, la prima soia geneticamente modificata per utilizzo commerciale. Da allora l’industria dell’ingegneria genetica ha investito milioni di dollari nella commercializzazione dei suoi progetti “miracolosi” e da allora ha fatto regolarmente nuove promesse al mercato. E non si tratta di promesse da poco: varietà ad alto rendimento, fine del la fame mondo, piante che tollerano la siccità e i cambiamenti climatici… Ma secondo il nuovo rapporto “Zwei Jahrzehnte des Versagens” di Greenpeace Germania «Dopo 20 anni di coltivazione commerciale di piante geneticamente modificate si è rotto l’equilibrio».

Per l’associazione ambientalista l’industria degli OGM può essre riassunta come «Due decenni di fallimento» anche per il grande rifiuto del mais geneticamente modificato in Europa.

«La Germania e altri 10 Stati membri dell’Ue e 4 regioni hanno impedito la coltivazione di sei linee di mais geneticamente modificato sul loro territorio, altri 6 Paesi li seguiranno – sottolineano a Greenpeace Deutschland – Il rapporto mostra le buone ragioni contro le colture geneticamente modificate: dalle false speranze di nutrire il mondo, al non ottenimento delle innovazioni promesse».

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E intanto l’Italia insieme ad altri 18 Paesi UE riceve il via libera dalle istituzioni europee per l’esclusione dal proprio territorio della coltivazione degli Ogm autorizzati o in via di approvazione. Oggi [ieri per chi legge] era la scadenza finale fissata da Bruxelles per le aziende biotech per reagire con un ricorso al bando deciso dagli Stati membri, ma “tutte le domande di esclusione dai 19 Stati membri coinvolti in questa decisione sono state accettate dalle aziende”, ha spiegato Enrico Brivio, portavoce per la Salute della Commissione europea. La Commissione europea ha dato ai Paesi la libertà di decidere un divieto sul proprio territorio nazionale anche per coltivazioni autorizzate a livello centrale a Bruxelles.

Assieme al nostro Paese, le altre nazioni Ue che non hanno incontrato resistenza da parte delle aziende biotech interessate sono Austria, Belgio (per la regione Vallonia), Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (solo per 4 Ogm : Monsanto MON810, Pioneer TC1507, e Syngenta GA21 e Bt11), Francia, Grecia, Gran Bretagna (Galles, Scozia e Irlanda del Nord), Germania (ad eccezione degli usi per la ricerca), Lettonia, Lituania, Lussemburgo (per gli stessi 4 Ogm della Danimarca ), Malta, Olanda, Polonia, Slovenia e Ungheria.

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Foto David Spender cc-by

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