A Bratislava nel covo di ESET: qui nasce il re degli antivirus

L‘azienda slovacca di sicurezza informatica presenta nuove tecnologie per difendere computer e dispositivi mobili

eset_brati_(roebot-cc-by-sa@flickr)

Bratislava – La capitale della Slovacchia è una città “strana”: uno si aspetta di ritrovarsi in una cittadella medievale, e scopre che, a causa di incendi e Seconda Guerra Mondiale, perfino il grande castello è tinteggiato di nuovo meglio che un palazzo borghese di Milano; ci si aspetta mondanità e ore piccole, e invece dopo le 21 cala il silenzio più assoluto; ci si aspetta d’incontrare frotte d’instancabili operai che sembrano usciti dal video di “Go West” dei Pet Shop Boys, e invece ci si ritrova a tu per tu con startup e aziende tecnologiche capaci di dare i numeri anche alle più quotate realtà a stelle e strisce.

Ed è tra queste che primeggia ESET, sigla che sta per Enjoy Safer Technology e dà nome a un’azienda che sviluppa antivirus. Francamente, non si tratta del nome più conosciuto in Italia, quando si parla di sicurezza informatica, ma ESET ha dalla sua oltre 25 anni di esperienza. La nascita risale 1992, ma i suoi fondatori iniziarono a studiare e creare antivirus già nel 1987.

Da loro, dunque, è partita la stirpe dell’antivirus NOD. Che, dopo qualche anno di affinamento, nel 1998 diventò NOD32 e iniziò a raggranellare premi su premi. Al punto da far diventare ESET una delle compagnie slovacche di maggior successo.

La sede dell’azienda sta ad appena qualche chilometro dal centro di Bratislava, all’Aupark Tower, un enorme palazzo dirigenziale dove, al piano terra, trovano posto delle vetrine di vestiti alla moda. Niente a che vedere con l’abbigliamento da nerd di chi lavora qualche piano più su, e che dà il benvenuto al nutrito gruppo di giornalisti di cui faccio parte.

Il motivo della visita è presentare l’azienda, certo, ma anche le nuove tecnologie dedicate alla sicurezza che sono sviluppate in questi uffici. Uffici, va detto, piuttosto spaziosi e intervallati da un paio di mini-cucine dove alcuni dipendenti stanno consumando una zuppa calda già di prima mattina (o forse è caffè, che da queste parti è un po’ la stessa cosa).

Il tour tra gli uffici fa tappa finale nella “war room” della sede, stanza tipica di un po’ tutte le grosse aziende di sicurezza: una serie di computer disposti a mo’ di arena che stanno di fronte a dei grossi monitor a parete dove, in tempo reale, è mostrata la situazione degli attacchi su scala globale.

Ricorda molto War Games, ma Juraj Malcho, Chief Research Officer, sottolinea che si tratta solo di attacchi informatici, anche se vengono illustrati sotto forma di “attaccante e vittima”. In questo preciso momento, fanno i furbetti dalle parti di Taiwan e Corea del Sud, lanciando grossi attacchi verso ovest, con bersagli prediletti dalle parti di Regno Unito, Germania e Stati Uniti. L’Italia, serafica, è piuttosto sgombra, e quelle poche attività rilevate sono solo passive. Insomma, ci prendono a sberle, che noi siamo gente pacioccona e porgiamo l’altra guancia.

Da qui, ci spostiamo tutti nella saletta dei meeting, dove un vispo Righard Swienenberg, Senior Research Fellow, spiega il fenomeno più diffuso del momento, e pure quello che, stando alle ricerche di ESET, darà filo da torcere a tutti anche nei prossimi mesi: i ransomware. Si tratta, in buona sostanza, di quei programmi malevoli che “sequestrano” un dispositivo, chiedendo un riscatto per lo sblocco. “La tendenza è di trovarne sempre di più su dispositivi Android“, rincara Swienenberg, focalizzandosi poi su LockerPIN. Stando alle statistiche di ESET, buona parte delle vittime di questo ransomware, si parla del 75%, sta negli USA, che per i criminali informatici dell’est è vista come terra da profitti molto più elevati rispetto a quelli ottenibili con vittime russe e ucraine.

 

Il video dei 20 anni di Eset, del 2012, ma NOD32 ne compiva 25

Si passa così a un emozionato Peter Kosinar, geniale Research Fellow che dà qualche stoccata ad aziende come Hacking Team che considerano i produttori di antivirus dei criminali pronti a bloccare software di spionaggio “leciti”, e quindi, con un folcloristico movimento si toglie la giacca rivelando una maglietta da perfetto carcerato: “Allora tanto vale essere un vero criminale”. Non gli manca davvero l’ironia. Più serio, invece, l’argomento trattato, che pone per l’appunto il focus su Hacking Team: a detta di Kosinar, aziende come quella milanese considerano società come ESET dei nemici perché sono in grado di rilevare i software-spia, e questo può mandare a monte diverse operazioni di sicurezza nazionale e internazionale. “Peccato che questi software siano stati utilizzati anche per pratiche non certo legali“, aggiunge Peter. E il resto della storia di Hacking Team, tutto sommato, la conosciamo. Ovviamente, per tutta la durata del discorso lo sguardo era indirizzato sovente verso il giornalista italiano in sala. Chissà come mai.

Il resto della mattinata è trascorso con altri interventi sui problemi nel mondo della sicurezza digitale, ma ovviamente quelli di ESET hanno dedicato il pomeriggio alle soluzioni. Spostato il gruppo nella splendida cornice del “UFO”, un’enorme costruzione di stampo sovietico che guarda Bratislava dall’alto, con un disco al cui interno si trovava il locale della seconda presentazione, il team slovacco ha mostrato a tutti le tecnologie sopraffine che ha sviluppato. Concentrandole, tutte, nella versione 9 dei suoi ESET Smart Security ed ESET NOD32 Antivirus 9.

ponte-most-snp_ufo-(gmdb@flickr)

Alla base di questi software, le tecnologie di rilevamento dei malware. I ricercatori slovacchi sottolineano spesso il progressivo abbandono dei sistemi “a firma” delle minacce, per lo meno nella versione tradizionale. ESET sfrutta,  infatti, le Smart DNA Signatures, ossia delle “firme” che non definiscono un solo malware ma anche le possibili varianti future e sconosciute. Da una parte, questa tecnica migliora le prestazioni, dall’altra anche l’efficienza e la lotta ai “falsi positivi”. E poi c’è l’Advanced Memory Scanner, tecnologia che, oltre a tenere sott’occhio sospetti malware, attende che questi si “aprano” nella memoria del sistema rivelando la loro natura, e a quel punto li elimina. Queste, e le altre tecnologie dell’ecosistema NOD, stando a quanto raccontato con orgoglio dai ragazzi di ESET, garantiscono prestazioni tra le migliori nel panorama dei software di sicurezza. E contribuiscono al successo di ESET.

Immancabili, arrivano i dati a suffragio: stando a un rapporto di Nikkei di quest’anno, nel settore della sicurezza l’azienda slovacca gode del maggior grado di soddisfazione da parte dei clienti e dei partner. Risultato che premia anche le vendite: da 17 anni la crescita dei profitti, che superano ora i 100 milioni di euro annui derivati dagli oltre 100 milioni di clienti in tutto il mondo, è costante e non accenna a diminuire. Poi uno dice Bratislava.

(Riccardo Meggiato, via Wired.it)

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Foto roebot cc-by-sa, Eset.com, Giulio GMDB by-sa

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