Il ritorno del calcio slovacco. E altre storie – con Ján Šoth

L’articolo seguente è il vincitore di una competizione giornalistica lanciata dall’Ambasciata Slovacca in Italia in seguito al workshop sul turismo slovacco che si è tenuto in ottobre a Roma. Il piccolo concorso ha valutato gli articoli pubblicati dai partecipanti sul web in base a criteri come creatività, originalità, novità ed effetto moltiplicatore. Vittorioso è risultato Pietro Vultaggio, che ha svolto il compito per mezzo di una intervista all’Ambasciatore slovacco Ján Šoth, dove si è parlato di calcio, ma anche di turismo.
L’autore ha vinto così un soggiorno di 2 notti per due persone nell’albergo 5 stelle Amade Château, sito a Vrakúň, località tranquilla nel sud della Slovacchia, nei pressi della cittadina di Dunajská Streda. L’hotel elegante e raffinato, un tempo residenza signorile della famiglia Amade, offre il lusso di un boutique hotel e il comfort di una struttura moderna inserita nel verde e dotata di un centro wellness di ultima generazione. 

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(Di Sportal.it) La Repubblica Slovacca si è da poco qualificata, per la prima volta, alla fase finale dei prossimi Europei di Francia 2016, nel frattempo in Italia il capitano Hamsik sta trascinando il suo Napoli alla vetta della classifica. Questi sono due fattori della crescita del calcio slovacco in Italia e in Europa, rinvigorendo il ricordo degli ottimi risultati degli anni Settanta, quando la Slovacchia era un bacino di talenti per la nazionale cecoslovacca.

Oltre al capitano del Napoli, tornato a giocare ad alti livelli dopo la parentesi di Benitez sulla panchina dei partenopei, altri due nazionali militano nel nostro campionato: il centrocampista Kucka, passato questa estate dopo ottime stagioni dal Genoa al Milan, e il difensore romanista Gyömber, prelevato ad agosto dal Catania. Senza dimenticare anche giocatori che transitati, come ad esempio il nazionale Weiss, centrocampista ex Pescara.

Per analizzare più nel dettaglio il rapporto tra gli slovacchi e il calcio italiano, approfondendo anche alcuni temi di attualità e del recente passato che ci accomuna, abbiamo raccolto in esclusiva per Sportal.it le considerazioni e le sensazioni di Ján Šoth, ambasciatore della Repubblica Slovacca a Roma

Cosa ne pensa del fatto che l’UEFA, a differenza della FIFA, riconosce la nazionale della Repubblica Ceca come unica erede della nazionale cecoslovacca?

Non spetta a me commentare le posizioni della UEFA oppure della FIFA. Ma ricordo molto bene che nella squadra della Cecoslovacchia che ha vinto il Campionato Europeo del 1976 c’erano nove giocatori slovacchi…

Attualmente la vostra nazionale occupa il 18° posto nel Ranking FIFA, davanti all’Italia, qual è il merito principale di questa ascesa?

La nazionale slovacca ha avuto negli ultimi anni degli ottimi allenatori che hanno lavorato con i giocatori con un disegno chiaro e in una prospettiva a lungo termine. Allenatori come Weiss e, attualmente Kozák, hanno saputo inoltre creare nel team un’atmosfera molto buona.

Tra i giocatori che hanno fatto la storia della vostra nazionale c’è il compianto Peter Dubovský, tragicamente morto qualche anno fa, che giocò come attaccante anche nel prestigioso Real Madrid, che ricordo ha di lui?

Peter Dubovský è stato un giocatore molto carismatico, nonché uno splendido esempio per i giovani. La sua morte precoce è stata una grande tragedia umana e sportiva per la Slovacchia.

A proposito di ricordi, uno bellissimo, per lei, sarà stato certamente la sfida contro l’Italia nel mondiale del Sudafrica nel 2010, quando nella terza partita del girone del primo turno la nazionale slovacca, sotto la guida di Weiss, sconfisse gli azzurri per 3-2, estromettendoli dalla fase finale, aprendo invece alla Slovacchia le porte degli ottavi di finale. Come visse quella partita?

Certo, mi ricordo che l’intera Slovacchia era incollata davanti agli schermi e dopo due tentativi non proprio convincenti, gli slovacchi hanno giocato un duello storico contro l’Italia. L’intero paese era in delirio. La squadra slovacca si è convinta che con il massimo impegno personale si può arrivare a vincere anche di fronte a un rivale straordinariamente potente. Credo che quella vittoria sia ancora oggi una forte ispirazione per i calciatori slovacchi.

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Marek Hamisk è da 8 anni capitano del Napoli, questo ha portato moltissimi slovacchi che abitano in Italia e anche molti appassionati di calcio del vostro paese a seguire le sue gesta e anche a tifare per la squadra campana, qual è la sua opinione al riguardo?

Marek Hamšík è un’icona e non soltanto per i tifosi slovacchi, l’ho verificato personalmente: a giugno scorso mi trovavo nella delegazione del Presidente della Repubblica Slovacca Andrej Kiska in visita all’EXPO di Milano, nella delegazione c’era anche Marek Hamšík, che suscitava un grande entusiasmo tra i visitatori dell’EXPO. Credo che ogni slovacco nel vedere Marek giocare, nel Napoli oppure nella squadra nazionale, provi un grandissimo orgoglio.

Hamsik è il terzo giocatore per valore di mercato nel campionato italiano, con una quotazione stimata dal sito TrasferMarkt.it di circa 32 milioni di euro, dietro a Pogba 55 milioni e Higuiain 43 (fine ottobre 2015 ndr), le sue sensazioni che un giocatore con la bandiera slovacca sia posizionato così in alto nel ranking?

È ovvio che Marek Hamšík è un marchio straordinario, un fantastico modo di ricordare al mondo che qui, in Europa, esiste un Paese, la Slovacchia appunto, in grado di far crescere e offrire anche eccezionali talenti sportivi.

Secondo lei, grazie alla militanza di Hamsik, si è sviluppato una forte correlazione tra i brand Napoli e Slovacchia?

Ne sono assolutamente convinto: se oggi in Slovacchia dite ‘Napoli’, chiunque collega questa meravigliosa città a Marek Hamšík; viceversa, quando io mi presento ai miei partner italiani, molti di loro rispondono dicendo di conoscere la Slovacchia, perché Marek Hamšik gioca per il Napoli….

Attualmente ci sono 14 giocatori slovacchi che giocano a calcio in Italia, di cui 4 in Serie A, 2 in Serie B, 6 nelle giovanili e altri nelle categorie inferiori, essendo tutti testimonial del vostro paese, quale messaggio vorrebbe loro indirizzare?

Giocare nella serie A italiana è il sogno di ogni calciatore slovacco. E che nella serie A italiana sia possibile diventare un giocatore di spicco è dimostrato non solo dall’esperienza di Marek Hamšík, ma anche da quella di Kucka, per esempio, e altri ancora. Credo che nel momento in cui i giocatori slovacchi si rendono conto che per gli italiani il calcio non è solamente un gioco, ma una forte emozione, giocano meglio e hanno una più forte motivazione.

Il calcio giocato però non è solo quello professionistico di alto livello, lo sa che ci sono 4 giocatori di nazionalità italiana (3 nel Dolny Kubin ndr) che stanno militando nel vostro campionato? Cosa vorrebbe dire a giocatori italiani che hanno difficoltà a trovare spazio per giocare in Italia, per incoraggiarli a provare l’avventura nel campionato della Repubblica Slovacca?

Il criterio del successo più valido per qualunque giocatore è una forte volontà di dimostrare di essere il migliore. Credo che quando un giocatore possiede una forte volontà e autodisciplina, ogni esperienza all’estero possa essere utile. Con gli attuali mezzi di comunicazione, le prestazioni eccellenti dei bravi giocatori vengono notate dagli esperti in qualunque luogo essi giochino.

Durante le recenti qualificazioni per i campionati europei, che si disputeranno la prossima estate in Francia, avete ottenuto il pass diretto chiudendo al terzo posto, eliminando l’Ucraina, e avete altresì nel girone sconfitto la Spagna, campione in carica. E’ stato anche per lei un girone “emozionante” ?

Le qualificazioni al Campionato europeo in Francia sono state straordinarie. La nazionale slovacca ha iniziato in così grande stile che tutta la nazione era entusiasta. Era davvero un’emozione incredibile quando prima di ogni partita tutti i giocatori convocati cantavano l’inno nazionale tenendosi per le spalle.

Dopo la sorprendente sconfitta interna per mano della Bielorussia per 0-1 ad inizio mese di ottobre, ha temuto che il sogno della qualificazione all’Europeo di Francia 2016 potesse svanire?

Dopo una tale serie di successi quella è stata una doccia fredda per i giocatori e per i tifosi. Pochi però temevano che non avremmo passato il turno, poiché i calciatori non giocavano male. Mancava la finalizzazione.

Tra le analogie tra Italia e Slovacchia, c’è da ricordare che l’attale allenatore slovacco, Kozak, militò nella nazionale della Cecoslovacchia, che, nell’Europeo del 1980, vinse la medaglia di bronzo ai danni degli azzurri per 10-9 dopo i calci di rigore, nella finale di consolazione all’Olimpico di Roma. Si ricorda quella finale?

Certo che mi ricordo. In quella partita la prima rete l’ha segnata un giocatore slovacco, Ladislav Jurkemik. Allora avevamo tutti un atteggiamento positivo, data la fantastica vittoria nel Campionato del 1976.

Da quell’edizione venne abolita, nei campionati europei di calcio per nazioni, la finale per il terzo gradino del podio, secondo lei, andrebbe ripristinata?

Penso che ogni squadra che deve affrontare un Campionato sogni il gradino più alto sul podio. Sarebbe magnifico se anche noi riuscissimo ad avere le nostre squadre in finale o in semifinale.

Il calcio è diventato un’occasione per seguire la propria squadra in trasferta, sia a livello di squadre di club e sia a livello di nazionali, accade anche nel vostro paese?

È vero e lo si può vedere anche in Slovacchia.  Da un lato alle partite della nostra squadra nazionale arrivano tanti tifosi dei nostri avversari dall’estero, e dall’altro la nostra squadra nazionale, come anche le squadre della serie A, è quasi sempre accompagnata da un nutrito gruppo di tifosi slovacchi. Un esempio – Marek Hamšík ha un fan club molto attivo in Slovacchia che organizza viaggi nelle città in cui gioca il Napoli di Marek …

Una curiosità che lega Napoli e il vostro paese è anche la presenza di stabilimenti per le cure termali, lo sapeva? Sulla costiera partenopea e alle pendici del Vesuvio ci sono le rinomate Capri, Ischia, Agnano, Castellamare di Stabia, tutte località attrezzate con centri di benessere termale, anche in Slovacchia ce ne sono parecchi, vero?

Personalmente consiglierei agli italiani di visitare le terme slovacche con le loro acque termali e minerali. In gran parte si tratta di acque con importanti effetti curativi. In Slovacchia ci sono migliaia di sorgenti di acque minerali. Io stesso provengo dalla zona delle Terme di Bardejov, dove in una sola valle si contano almeno 13 sorgenti di varie qualità.  In queste terme si può andare per cercare riposo nella quiete della natura in ogni stagione dell’anno. In Slovacchia sono molto apprezzati anche i numerosi acquapark con acque termali aperti d’inverno e d’estate.

Quali sono le sue preferenze di quello italiano?

Mi piacciono molto tutti cibi italiani – dalla pasta in ogni variante alla carne di agnello, dal prosciutto al fantastico gelato italiano, senza dimenticare il miglior caffè del mondo!

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Lo stand del suo paese è stato uno dei più visitati durante Expo2015, quanto pensa che sia anche merito del bellissimo e innovativo tour in 3D ?

Il Padiglione slovacco all’EXPO MILANO 2015 ha avuto veramente successo. Le stime parlano di circa 2 milioni di visitatori. Mi fa piacere che, con costi relativamente bassi, abbiamo ottenuto un risultato così sorprendente, anche grazie alle idee innovative, al personale accogliente e all’interessante programmazione delle attività del nostro padiglione. È vero che il 3D tour delle città più belle della Slovacchia, tramite gli occhiali speciali OKULUS, è stato un’attrazione davvero buona e originale. Spero di poter avere un paio di questi occhiali presso la sede dell’Ambasciata della Repubblica Slovacca a Roma. Così i nostri partner e gli ospiti potranno provarli.

(Di Sportal.it)

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Foto Federaz.Calcio SK/futbalsfz.sk; Assoc. Ilovepinetamare

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