L’assist dei polacchi al Brexit

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Una conversione politica che fa paura. È quella della Polonia, l’unico paese dell’Unione europea a non aver conosciuto neanche un trimestre di recessione dopo il 2008.

Una svolta, quella suggellata il 25 ottobre dalla vittoria del partito conservatore Diritto e Giustizia, PiS, già annunciata nel maggio 2015 dalla ascesa alla presidenza del leader di questo partito, Andrezj Duda.

Avanzata degli euroscettici

I risultati delle elezioni in Polonia si collocano in misura preoccupante nel quadro politico europeo. Il continente sta infatti attraversando una fase di profonda sfiducia nel progetto europeo resa evidente dall’avanzata degli euroscettici in diversi paesi tra cui spiccano Ungheria e Gran Bretagna, quest’ultima pronta a issare la bandiera della Brexit.

Dinanzi all’ascesa dell’Ukip e alle simpatie elettorali per la Brexit, Cameron ha infatti promesso di tenere il referendum entro il 2017. L’interrogativo riguarda da vicino integrità e autonomia statali, ossia il rifiuto di concedere a Bruxelles maggiore potere rispetto alle singole potenze nazionali.

Non a caso uno degli slogan del PiS è stato “Portiamo Budapest a Varsavia”, un auspicio affinché si insedi la controparte polacca di Viktor Orbàn, capace di guidare da sola il paese verso gli stessi obiettivi di politica estera europea quali respingimento dei migranti, maggiore autonomia bancaria e rimozione di misure di austerity a favore della politica sociale.

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Foto rogiro cc-by-nc 2.0

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