Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale ibrido in anticipo sui tempi

Chi era Pier Paolo Pasolini? A 40 anni dalla sua morte (avvenuta il 2 novembre 1975, all’età di 53  anni), misteriosa, violenta e simbolica di una vita vissuta sfidando le convenzioni sociali, i registri stilistici dell’arte e la politica, siamo ancora qui a domandarcelo. Sarebbe sbagliato individuare un’arte in cui Pasolini eccelse meglio, nel tentativo di identificarlo poeta piuttosto che regista, romanziere invece che saggista. Perché alla fine tutte le arti e le forme d’espressione che ha attraversato si coagulano a descrivere lo stesso uomo.  [NOTA: una rassegna di film di e su Pasolini sarà a Bratislava a partire da domani 3 novembre – ndr].

Una cosa, forse possiamo dirla, Pasolini era alla ricerca di un ordine, non solo come artista, ma come uomo. Era in cerca di un’identità, una proiezione di sé che lo rendesse accettabile prima di tutto a se stesso e poi alla società. E questo desiderio di ordine e di coesione, in contrasto, dati i tempi in cui aveva vissuto, con la sua natura omosessuale e la voglia di esternarla, emerge non solo nella sua arte multiforme, nei registri poetici che partono con la raccolta in dialetto friulano de La meglio gioventù e arrivano alle rime de Le ceneri di Gramsci, anche in certe opinioni che espresse nella sua attività di intellettuale.

Pasolini era contro l’aborto in contrasto con molti scrittori comunisti e di sinistra dell’epoca (ad esempio, Italo Calvino). Pasolini, nei versi Il Pc ai giovani, a seguito degli scontri in Valle Giulia, si schierò dalla parte dei celerini, giudicati i veri poveri, e contro gli studenti. Pasolini auspicava un ritorno alle origini, a una vita campestre di ordine e innocenza contadine che il fascismo e la società industriale avevano cancellato, e nell’auspicarla tentava di coniugare due realtà che spesso erano in antitesi, cattolicesimo e comunismo perché è innegabile che l’autore fosse attratto dalla figura sofferente e di martire di Cristo e che nel suo pensiero, come disse Moravia, avesse tentato un’equazione tra Cristo e Marx. Profondamente legato a sua madre (sempre Moravia disse che Pasolini la amava a tal punto che era inconcepibile per lui pensarsi con un’altra donna), il baluardo di quel mondo antico – l’infanzia – in cui l’autore aveva vissuto l’ordine perduto, Pasolini forse sentiva di spezzare questo legame ogni volta che assecondava le sua natura, spesso nel modo più pericoloso, come la notte del suo omicidio.

Di autori migliori di Pasolini, a mio modesto parere, ce ne sono stati. Carlo Emilio Gadda lo supera in quanto a proprietà di linguaggio e pure Tommaso Landolfi che Pasolini stroncò in un articolo pubblicato su Descrizioni di descrizioni (raccolta di recensioni, anche queste mai scontate). Montale è un poeta più profondo. Al cinema, Pasolini deve vedersela con connazionali riconosciuti tra i più grandi rappresentanti della settima arte di sempre,  Fellini, Antonioni, Visconti.

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Però, oggi, nessuno di quanti abbiamo nominato sopra è attuale come Pasolini. Tanto che più che alla domanda “chi era Pier Paolo Pasolini?”, verrebbe facile rispondere a “chi sarebbe oggi Pier Paolo Pasolini?”. Proprio in virtù delle sue contraddizioni, del suo senso di scissione, sarebbe un intellettuale e un artista in pieno possesso dei mezzi di comunicazione del nostro tempo: un blogger raffinato, uno youtuber geniale; saprebbe postare in modo sapiente le sue idee, usando Twitter e Facebook quando ha senso farlo, possedendo i social senza essere posseduto dalla compulsione di aggiornarli in continuazione. Questo non gli vieterebbe di scrivere poesia e romanzo (la scrittura, e la poesia, se proprio vogliamo trovarne una, rimane l’arte in cui secondo me ha dato il suo meglio) perché prima di tutto Pasolini fu un’artista. Sarebbe un intellettuale ibrido, contraddittorio, ma forse in un modo meno traumatico di allora. Perché se oggi qualcosa ci insegna la società multiforme in cui viviamo, è che non si può pretendere di essere una sola cosa.

(Alberto Grandi, via Wired.it)

***

In occasione del 40° anniversario della sua morte, Pasolini è protagonista da domani di una rassegna di una dozzina di film che saranno proiettati a Bratislava. Vedi qui i dettagli.

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Foto sopra: Pasolini e Totò; sotto: cimitero di Casarsa – dizanuttos cc-by-nc-sa noven

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