Sinodo dei Vescovi sulla famiglia: ecco le parole chiave più discusse

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Si è appena concluso il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, svoltosi in due tappe principali: la sessione straordinaria del 2014 e quella ordinaria del 2015. Molte sono state le attese e le discussioni, spesso condotte con franchezza. Alla fine, dopo una serie di documenti preparatori e intermedi, si è giunti ad una Relatio Finalis approvata con un’ampia maggioranza, ma non sono mancate alcune delusioni, sia da parte di chi avrebbe voluto ribadire la fermezza di un magistero univoco, sia da chi si attendeva modifiche più radicali.

Quali sono le parole più utilizzate? Quante volte?

Non entriamo nel merito delle discussioni; come è nostra abitudine, Termometro Politico riserva un’attenzione particolare ai numeri per misurare il presente. Abbiamo quindi selezionato alcune parole per misurarne l’occorrenza nei testi che costituiscono le tappe del cammino sinodale: il Documento Preparatorio del novembre 2013, l’Instrumentum Laboris del giugno 2014, la Relatio Ante Disceptationem e quella Post, la Relatio Synodi votata nell’ottobre 2014, l’Instrumentum laboris dello scorso giugno e ovviamente la Relatio Finalis appena approvata dal Sinodo. In fondo a questo articolo troverete l’infografica. Nella totalizzazione delle occorrenze terremo conto dell’utilizzo di queste anche nell’indice e nei titoli dei paragrafi. Soprattutto in ambito ecclesiastico, la scelta di utilizzare una parola anziché un’altra può fare davvero la differenza.

Accompagnare e accompagnamento: parole abbastanza utilizzate nella primissima Instrumentum Laboris, sono passate leggermente in secondo piano durante le discussioni del sinodo di ottobre 2014, per poi ritornare molto diffusamente nei documenti di quest’anno: nella Relatio Finalis si ritrovano ben 40 volte.

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Discernere e discernimento: come hanno sottolineato sia il cardinale Schoenborn, sia il filosofo Massimo Cacciari, si tratta della chiave per leggere il Sinodo di quest’anno. Le parole occorrevano già sporadicamente nei documenti del 2014, ma progressivamente sono state utilizzate sempre più, per giungere ad un totale di 21 presenze della Relatio Finalis. Va di pari passo con l’accompagnamento, ma il discernimento è un termine strettamente connesso al pensiero di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, ordine cui appartiene papa Francesco: “È il riconoscimento, da sempre praticato dai Gesuiti, della complessità civile ed etica  del contesto mondano, con la necessità di accompagnarlo nelle sue valutazioni. Ciò non significa cedere ai princìpi e ai comportamenti mondani, bensì riconoscere la realtà e muoversi al suo interno per cambiarla”, precisa Cacciari.

Divorzio e divorziati: tema scottante, soprattutto per il dibattito sulla possibilità di riammettere quelli risposati al sacramento dell’Eucarestia, sottolineato una trentina di volte nelle due Instrumenta Laboris. Per quanto riguarda la Relatio Synodi, i termini compaiono 9 volte.

Gradualità: la cosiddetta “legge di gradualità”, che implica un accompagnamento passo passo da una situazione imperfetta verso una più perfetta, ha fatto discutere, anche per il timore di fraintendimenti che la potessero intendere come una “gradualità della legge”. Tra proposte di eliminare tale riferimento e altre invece di una maggiore chiarezza sul punto, la ritroviamo 3 volte nella Relatio Finalis.

Synod On The Themes Of Family Opening Session

Magistero: si fa riferimento all’insegnamento della Chiesa Cattolica soprattutto nella prima Instrumentum Laboris, quando si indaga in che misura sia conosciuto e accettato dai fedeli. Termine eliminato completamente nella Relatio Post dello scorso anno, è ritornato nel documento conclusivo 8 volte.

Misericordia: parola presente anche nel motto di papa Francesco, nonché protagonista del Giubileo che si aprirà a dicembre, era la protagonista della Relatio Ante che ha aperto il sinodo del 2014. Utilizzata leggermente meno nei documenti successivi dello scorso anno, possiamo contarla 32 volte in quelli del 2015.

Omosessualità e omosessuali: molte le situazioni portate all’attenzione dall’Instrumentum Laboris del 2014, dove si utilizza persino il termine “gay”, mentre si parla di omosessualità 17 volte. Riducendo a 5 l’occorrenza di queste parole, alcuni interrogativi interessanti sono stati lanciati dalla Relatio Post Disceptationem, poi frenata dalla Relatio Synodi. Nell’ultima Relatio Finalis troviamo appena 4 volte le parole riferite alla condizione omosessuale.

(Piotr Zygulski, via Termometropolitico.it)

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