L’UE e le mosse di Putin con i gasdotti di Gazprom

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Nord Stream 2 e Turkish Stream. Sono questi i gasdotti messi in cantiere da Vladimir Putin per ridurre l’influenza dell’Ucraina sulle sue esportazioni di gas verso l’Unione europea, Ue.

Nel primo caso, si tratta dello sdoppiamento di un gasdotto già esistente, il Nord Stream, che ne espanderebbe la capacità da 55 a 110 miliardi di metri cubi l’anno. Il Turkish Stream invece trasporterebbe 63 miliardi di metri cubi annui dalla costa russa sul Mar Nero alla Turchia occidentale, e da lì si collegherebbe ai mercati europei.

Con la realizzazione dei due gasdotti, la Russia punta a sospendere completamente il transito del proprio gas in territorio ucraino entro il 2019.

Tuttavia, il progetto Nord Stream 2 dovrebbe prima ottenere l’assenso della Commissione Europea, che al momento pare poco propensa a sostenere nuovi progetti infrastrutturali che coinvolgono Gazprom. Bruxelles non vede di buon occhio nemmeno Turkish Stream; i Paesi europei dovrebbero infatti investire ingenti somme nelle infrastrutture necessarie a collegarlo ai mercati europei.

I paletti del Terzo pacchetto energia

Oltre alle questioni economiche, la legislazione europea costituisce il principale ostacolo ai progetti russi. Secondo le norme del Terzo pacchetto energia (un insieme di direttive e regolamenti adottati dalla Ue nel 2009), la produzione e la trasmissione del gas devono essere gestite da entità separate.

Nel caso specifico di Nord Stream 2, questa regola implica che Gazprom, in quanto proprietaria della produzione del gas, dovrebbe cedere il controllo della rete di trasmissione in territorio Ue.

In alternativa, la compagnia russa dovrebbe ottenere un’esenzione dal Terzo pacchetto energia, come avvenuto per la prima sezione del gasdotto Nord Stream. Considerate le tensioni tra Mosca e Bruxelles, al momento è però poco probabile che la Commissione conceda nuove esenzioni a Gazprom.

D’altra parte, nell’aprile 2014 la compagnia russa ha aperto un contenzioso con la Ue presso l’Organizzazione mondiale del commercio, nel quale sostiene che le regole del Terzo pacchetto energia danneggiano ingiustamente i suoi interessi.

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Foto emmapatsie cc-by-nc-nd

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