Nei Balcani l’Odissea dei rifugiati

Il viaggio di migranti e richiedenti asilo attraverso i Balcani rischia di trasformarsi in una crisi umanitaria. I bisogni delle categorie più vulnerabili, le denunce di violenze da parte della polizia bulgara. Reportage

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Un gruppo di ragazzi afgani esce dalla foresta e si dirige verso il centro di Dimitrovgrad, nella Serbia meridionale. Sono laceri, sporchi, non portano nulla tranne un occasionale sacchetto di plastica. Le storie che raccontano sulla Bulgaria, che hanno appena attraversato, assomigliano a un film dell’orrore. “I cani delle guardie di frontiera ci inseguivano”, mi racconta Zabiullah, di Nangahar. “Sparavano, quindici di noi sono stati catturati, uno è morto. Siamo rimasti nella foresta per quattro giorni senza cibo”. Gli altri annuiscono gravemente. L’interprete dal farsi incalza: “Sei sicuro che sia proprio morto?” “Sì, sicuro. È successo domenica”.

Mancano un nome, e un luogo, per validare le testimonianze sulla nuova uccisione di un migrante in Bulgaria. Ma tutti i racconti, anche quelli forniti da altri gruppi che incontriamo, concordano nel descrivere un quadro di sistematica violenza perpetrata dalla polizia di quel paese nei confronti dei profughi, in particolare nella regione al confine con la Turchia.

Continua a leggere il reportage su Balcanicaucaso.org.

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Foto MariennaPope-Weidemann cc-by-nc-sa 2.0

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