La Polonia cambia verso: stravince la destra

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Annunciata e scontata, questa vittoria ha assunto le proporzioni di uno tsunami. Secondo gli exit poll, la destra nazionalista ha conquistato il potere in Polonia dopo che il partito Diritto e giustizia (Pis) ha ottenuto il 39 per cento dei suffragi contro il 23 per cento della maggioranza uscente dei centristi di Piattaforma civica.

Se confermato, il risultato concederà la maggioranza assoluta a Diritto e giustizia, che aveva già vinto le presidenziali della scorsa primavera. Inoltre, se ai 242 seggi ottenuti dal Pis si aggiungono i 44 conquistati da un rocker altrettanto estremista, ci rendiamo conto che l’insieme delle destre nazionaliste occuperà i tre quinti della dieta, il parlamento polacco.

La Polonia si è buttata a destra, così nettamente che le sinistre, incapaci di superare la soglia di sbarramento, non avranno nemmeno un deputato. La tendenza, in ogni caso, non è solo polacca.

Una nuova rivoluzione industriale

In un’Europa già nettamente spostata a destra, quasi ovunque le destre reazionarie o estreme ottengono un avanzamento netto, strappando elettori alle sinistre e alle destre moderate e imponendo un tripartitismo che sta sconvolgendo tutti gli scacchieri politici, al livello nazionale ed europeo.

Le ragioni del fenomeno sono tanto profonde quanto chiare. Il rallentamento delle industrie tradizionali e la nascita di nuovi settori di attività ha prodotto una nuova rivoluzione industriale che genera società a due velocità in cui agli emarginati si oppone una classe emergente, urbana, giovane e saldamente piantata in questo nuovo secolo. Questo scontro produce traumi e una grande nostalgia dei tempi in cui lo stato era più forte.

La nostalgia, a sua volta, genera un ritorno dell’aspirazione a un nazionalismo delle frontiere e a un meccanismo di protezione ormai perduto, un sentimento che si esprime in un rifiuto crescente dell’unità europea, percepita come il cavallo di Troia della globalizzazione, e questo nonostante sia chiaro che solo una potenza pubblica europea (un’Europa politica) potrebbe avere la forza di controbilanciare l’onnipotenza del denaro.

Le nuove destre, in Polonia e altrove, si appoggiano ai movimenti sociali e al nazionalismo nutrendosi della paura dell’islam, come dimostra il rifiuto paradossale di accogliere i profughi siriani provenienti dalle classi medie e in fuga dal terrorismo, dalla guerra e dalle dittature.

L’unità dell’Europa è solida e in quasi sei decenni si è talmente radicata da non poter sparire da un giorno all’altro. Ma allo stesso tempo il progetto europeo è indebolito dal divorzio tra l’Europa e i suoi cittadini, dalla disoccupazione giovanile, dall’assenza di obiettivi comuni e dalla crisi dei profughi a cui gli europei non riescono a trovare una soluzione unitaria. Questo terremoto nazionalista in Polonia non farà altro che accentuare le divisioni dell’Unione in quasi tutti i campi.

(Bernard Guetta, Internazionale.it – trad. A.Sparacino)

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