Slovacchia pronta ad aiutare la Slovenia nel pattugliare il confine con la Croazia

immig_(RebeccaHarms@wikimedia)

La Slovacchia si è detta pronta a dare una mano alla Slovenia, che ha chiesto aiuto, con forze di polizia e soldi, per aumentare la protezione della sua frontiera con la Croazia. Il ministro slovacco degli Interni Robert Kalinak ha comunicato la disponibilità del governo mercoledì, dopo una seduta del consiglio dei Ministri, dicendo che già da tempo lui aveva detto ai suoi colleghi di Slovenia e Croazia che la questione migratoria non poteva essere risolta solo con dichiarazioni, ma piuttosto con azioni concrete.

La situazione nei due paesi non è affatto buona, ha detto Kalinak, e avere sottovalutato la portata della crisi migratoria per tanto tempo ha portato oggi a una condizione complessa, sia per i due paesi che per i rifugiati. Ma «noi siamo pronti ad aiutare». La Slovacchia ha appena inviato 50 poliziotti con automezzi e dotazioni, e si appresta a spedire anche dei militari, per pattugliare la frontiera meridionale dell’Ungheria, in una operazione decisa anche dagli altri paesi membri del Gruppo di Visegrad.

Come parte dell’aiuto della Slovacchia, le Forze armate slovacche offrono alla Slovenia degli ospedali da campo e personale medico. Se la Slovenia lo chiederà, la Slovacchia è pronta a spedire 15 medici militari slovacchi con esperienza in situazioni di crisi, già impiegati nell’operazione ISAF in Afghanistan.

La Slovenia è oggi, dopo Serbia, Ungheria e Croazia, sotto forte pressione da migliaia e migliaia di migranti che si affacciano ai suoi confini ogni giorni, e dopo aver rafforzato le forze di sicurezza alle frontiere chiederà aiuto finanziario anche all’UE. Il confine tra Slovenia e Croazia è lungo 670 chilometri, e vi sarebbero passati solo martedì ben 9.000 migranti, mentre il suo governo ammette di essere in grado di gestirne al massimo 2.500 al giorno.

Domenica 25 ottobre si terrà a Bruxelles un summit dei capi di Stato e di governo dei paesi interessati dalla rotta balcanica dei migranti. Si tratta di una decina di nazioni, una metà ancora fuori dell’UE, a partire dalla Grecia passando per Serbia e Macedonia, per finire con l’Austria, che è già paese di destinazione dei richiedenti asilo. Il summit dovrà trovare alcune linee guida comuni per far fronte alla crisi.

(Red)

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Foto Rebecca Harms cc-by-sa 2.0

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