Rifugiati allo stremo nel limbo tra Croazia e Slovenia

In attesa del summit europeo (di domenica 25 ottobre) coi Balcani occidentali, i campi profughi allestiti in Slovenia sono al collasso. Situazione critica nel campo di Brežice dove ieri sono bruciate delle tende. Reportage di Osserva torio Balcani e Caucaso.

All’uscita dal centro di transito di Brežice, Radi se ne sta in piedi con le mani incrociate davanti al petto. Porta una sciarpa leggera, un maglione chiaro e un paio di jeans sporchi di fango. “Mi sento molto stanca – dice – stanotte ho dormito all’aperto per terra. Faceva molto freddo”.

Radi viene dalla Siria ed è incinta di quattro mesi. Nella confusione generale e sotto la pioggia battente dei giorni scorsi, anche lei è finita in questo campo subito oltre la frontiera croata, inizialmente concepito per accogliere qualche centinaio di persone, ma ormai stipato con più di duemila rifugiati.

All’interno, racconta Amjad, un 23enne di Damasco, “c’è l’inferno”. “Mi dispiace dirlo, perché rispetto questo paese, ma ci ho passato un giorno e mezzo senza mangiare e senza bere. Se dici “ho fame” o “ho sete”, ti viene detto di aspettare. Ma aspettare cosa? Di morire?”. Appena uscito, Amjad aspetta ora un autobus che lo porterà alla stazione ferroviaria più vicina, dove prenderà poi un treno per l’Austria. Guarda il cancello sbarrato che ha varcato e scuote la testa. Nonostante gli agenti ci tengano a quattro metri di distanza dall’ingresso, si sente chiaramente quello che un poliziotto sta gridando al megafono. “Ehi voi! Non spingete contro la porta! Partirete tutti, se cooperate!”.

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(Testo e foto di Giovanni Vale)

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