UE, la sfida a Mosca con l’informazione in lingua russa

“Vogliamo far sì che l’UE parli russo, vogliamo aggiungere una voce russa al coro europeo”, spiegano dall’Ue. Ma riuscirà l’Europa a favorire il pluralismo nei media russofoni?

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Il conflitto in Ucraina ha, fra le altre cose, dimostrato la fragilità dei media europei ed occidentali nel penetrare la sfera pubblica in lingua russa che dal 2008-2010 è ormai monopolizzata dai media sotto diretto controllo del Cremlino, anche all’interno degli stati membri Ue come i paesi baltici.

“In quindici anni al potere, Putin ha eliminato tutti i principali media liberi in Russia, e i pochi che rimangono sono comunque costantemente a rischio”, ha sottolineato Jerzy Pomianowski, direttore dello European Endowment for Democracy (EED), intervenuto ad un incontro pubblico a Bruxelles.

La sfida, secondo Pomianowski, è quella di riportare il pluralismo, la libertà di scelta, e il giornalismo indipendente e di qualità nella sfera linguistica russofona, pur sapendo che i media europei hanno accesso limitato al mercato russo, là dove i media critici vengono screditati in quanto tali solo per il fatto di ricevere sostegno dall’estero. E’ il caso, ad esempio, della rete pubblica russa Izvestija, che ha accusato la Novaya Gazeta di parlare continuamente del caso dell’aereo della Malaysia Airlines abbattuto nei cieli dell’Ucraina per via di una donazione ricevuta dai Paesi Bassi.

In primo luogo – spiega Pomianowski – si tratta di guadagnare la fiducia del pubblico, oltre che di garantire l’accesso all’informazione. E per riconquistare le audience russofone, oltre all’informazione di qualità, servono anche programmi d’intrattenimento. In secondo luogo, si tratta di sfruttare i buchi informativi dei canali controllati dal Cremlino, che ad esempio si occupano ben poco di informazione locale e storie quotidiane dei cittadini – su cui è più difficile mentire – preferendo concentrarsi su roboanti storie di politica estera e complotti geopolitici di difficile verificabilità.

Uno studio di fattibilità per il governo olandese, presentato dall’EED nel giugno 2015, si prefigge di raggiungere questi obiettivi tramite il sostegno ai media indipendenti nella regione, tanto negli stati membri UE come nei paesi del Partenariato orientale (Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaijan). “L’obiettivo finale non è la contro-propaganda, quanto il riportare una pluralità di voci e un giornalismo bilanciato e di qualità” nella sfera linguistica russofona, spiega Pomianowski.

E questo è anche uno degli obiettivi, d’altronde, che si prefigge la East StratCom Task Force del servizio diplomatico europeo (EEAS) – l’unica unità delle istituzioni UE, finora, ad usare il russo come lingua di lavoro. La task force ha pubblicato nel marzo 2015 un “Piano d’azione sulla comunicazione strategica”, volto a creare consapevolezza sull’Unione europea nello spazio russofono. “La narrazione russa della crisi ucraina sosteneva che l’UE avrebbe privato i russofoni in Ucraina dei propri diritti culturali e linguistici. Noi vogliamo invece far sì che l’UE parli russo, vogliamo aggiungere una voce russa al coro europeo”, spiega il diplomatico danese John Kyst, membro della task force.

Il piano d’azione si pone tre obiettivi. Primo, assicurare l’effettiva promozione delle politiche europee nei paesi del partenariato orientale, nella sfera linguistica russofona al di fuori della Russia. Secondo, migliorare la capacità dell’UE di prevedere e rispondere alla disinformazione, analizzando la propaganda e le narrative in circolazione nello spazio russofono. Terzo, rafforzare il sistema informativo nell’UE e nei paesi del partenariato orientale, fornendo informazioni a media e ONG.

In sostanza, si tratta anche di rivendicare la legittimità dell’uso del russo come lingua pienamente europea. “La lingua russa non appartiene a Putin o alla Russia, ma a chiunque la usi per comunicare”, conclude Pomianowski.

(Davide Denti, via Balcanicaucaso.org)

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