Il mito dell’integrità del mondo degli affari tedesco

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Lo scandalo che di questi tempi investe Volkswagen (Vw) e forse altre aziende automobilistiche tedesche che hanno manipolato i sistemi di rilevamento delle emissioni delle loro automobili non avrebbe dovuto costituire una sorpresa per la stampa e l’opinione pubblica. Gli studi sulle aziende tedesche avevano già messo in luce livelli spaventosi di integrità imprenditoriale e VW di sicuro non è l’unica azienda coinvolta in truffe e loschi affari.

Appena un paio di anni fa uno speciale di Eurobarometer, Survey on Business Attitudes’ towards Corruption (Sondaggio sugli atteggiamenti imprenditoriali nei confronti della corruzione) aveva reso noto che più della metà delle aziende esaminate credeva che in Germania di regola i contratti di approvvigionamento rientrassero in precisi accordi d’appalto o che fossero predefiniti.

Altre aziende interpellate hanno dichiarato in percentuali analoghe che nella comunità imprenditoriale tedesca il clientelismo verso amici e familiari è molto diffuso. Questi risultati sono di gran lunga più gravi se paragonati a quelli di altri paesi dell’Ue spesso lodati per la loro irreprensibilità (Danimarca, Svezia, Regno Unito o Francia), e si avvicinano alle cifre dei casi registrati in Romania o in Italia.

Come è possibile conciliare queste rivelazioni con l’immagine di una Germania che ritiene la propria cultura imprenditoriale di alto livello, sia dal punto di vista della competitività sia da quello dell’integrità?

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Foto kossy (cc-by 2.0), edit. BS

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