AeroMobil, la macchina volante che arriva dalla Slovacchia

aeromobil_milano_(Expo2015.org)

Dovesse capitarvi di vedere un’auto sportiva che solca i cieli sopra casa, tranquilli, non siete impazziti. Si tratta solamente di AeroMobil 3.0, la macchina volante presentata per la prima volta in Italia a Expo 2015 in collaborazione con la Slovacchia.

Ideata nel 1989 dal progettista slovacco Štefan Klein, la AeroMobil è rimasta in cantiere per quasi vent’anni, tra mock-up, prototipi ed esperimento. Ma nel 2010, grazie a una partnership con l’imprenditore Juraj Vaculík, Klein ha velocizzato i lavori e in appena 10 mesi di tempo ha dato vita all’attuale modello 3.0, che mescola il design aggressivo di una vettura sportiva con quella di un piccolo velivolo, dando vita a un veicolo che sembra uscito da un film di fantascienza. Per la trasformazione da auto in aereo, con le ali che dal dorso si spiegano verso l’esterno, bastano pochi secondi: l’attuale configurazione del motore riesce a toccare i 160 chilometri orari su strada e i 200 in fase di volo, mentre per decollare ne bastano appena cento.

«Presentare il nostro progetto a Expo 2015 è una vera emozione – ha raccontato Vaculik -. D’altronde anche invenzioni come il cellulare o il motore diesel sono state mostrate in occasione di un’Esposizione Universale». Ma quanto ci vorrà prima di poter volare a bordo di una AeroMobil? «Siamo ancora in fase di ricerca e sviluppo, ma entro tre anni dovremmo arrivare ad avere un prodotto finale – continua il CEO -, anche se il nostro obiettivo è puntare ai mercati di quei Paesi che non hanno ancora infrastrutture sviluppate come le nostre, ad esempio l’Africa».

Il concetto alla base della macchina volante infatti non è tanto quello di trasformarci tutti in piloti provetti (anche perché un brevetto non è alla portata di tutti), quanto quello di migliorare i trasporti senza ricorrere alla costruzione di migliaia di chilometri di nuove strade. «Si parla tanto di auto elettriche e auto senza guidatore – spiega Vaculik -, ma quelle sono soluzioni che non risolvono il problema di base. Un veicolo come AeroMobile velocizza gli spostamenti ma utilizzando le infrastrutture già esistenti: per decollare e atterrare basta una striscia d’erba di qualche centinaio a lato di un’autostrada. Non c’è bisogno di costruire nuovi aeroporti!».

Non è però solo una questione di efficienza, almeno secondo Stefan Klein, il progettista del veicolo, che ha spiegato come l’idea nasca dalla «volontà di dare vita a qualcosa che ci faccia riscoprire l’emozione del viaggio, attraverso il volo. Venticinque anni fa sono partito dal mio garage, e anche se ora siamo un’azienda vera e propria, con finanziamenti sia pubblici che privati, vogliamo mantenere quello spirito di indipendenza che ci ha fatto credere in questa idea anche quando ci dicevano che eravamo pazzi».

aeromobil30_(aeromobil.com)

Ma il fatto che un progetto del genere arrivi dalla Slovacchia non è un caso. «Il nostro Paese è uno dei poli d’eccellenza per il settore automotive – racconta Peter Kažimír, ministro slovacco delle Finanze -, e oggi produciamo circa un milione di auto all’anno, il più alto valore pro capite del mondo, attraverso aziende come Peugeot Citrone, Kia e Volkswagen». E anche quando si parla di velivoli leggeri, la Slovacchia si difende piuttosto bene, con 5 aziende di settore presenti sul territorio, compresa quella che ha costruito l’ultraleggero più veloce del mondo, la Shark. Praticamente l’idea di una macchina volante era già nel loro DNA.

Se però non vedi l’ora di mettere le mani, anzi le ali, su uno di questi gioiellini, frena l’entusiasmo. Non solo per gli interrogativi burocratici e legislativi che un veicolo del genere è in grado di porre, ma anche perché di certo il prezzo iniziale non sarà alla portata di tutti. «La nostra AeroMobile non nasce come un prodotto consumer, d’altronde è un incrocio tra un aeroplano e una macchina sportiva – spiega Martin Bruncko, Chief Technical Officer dell’azienda -. Almeno nei primi anni di vita punteremo alle aziende della sharing economy: chissà che in futuro non nasca un “Uber degli aeroplani”, magari con velivoli capaci di viaggiare senza pilota. È quello il mondo che vogliamo conquistare da subito».

(Dario Marchetti, Wired.it – cc-by-nc-nd 3.0)

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Foto Expo2015.org/Aeromobil.com

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