La solitudine pericolosa della Germania

germania-berlino_(cocoparisienne@pixabay(

Avendo scritto ben prima dello scandalo Volkswagen e dei guai delle sue banche di una Germania che vuol sempre insegnare agli altri senza quasi mai imparare, proprio mentre Angela Merkel veniva incensata per la sua generosità con i rifugiati, maramaldeggiare ora mi sembra poco elegante, oltre che troppo facile. L’Italia nostalgica di Berlusconi sembra in preda a un’incontenibile schadenfreude, la voluttà di godere dei guai altrui, che questa volta sono proprio quelli degli inventori di questa parola che non esiste in nessun altra lingua. Qualche grande banca del Belpaese soffia sul fuoco, in modo non del tutto disinteressato. Ma una Germania “sputtanata” proprio nei suoi cavalli di battaglia – il rigore, il rispetto delle regole, l’eccellenza produttiva – è davvero una buona notizia per l’Italia e per l’Europa? Roger Cohen sul New York Times di qualche giorno fa ha scritto che “la Germania non è mai quello che sembra. C’è uno strappo tra il suo ordine e le sue brame. E quando le cose vanno a finire male, tendono a farlo alla grande”. La crisi di reputazione dei tedeschi è un’opportunità su cui tuffarsi per provare a ridisegnare una governance che sta facendo passare l’Europa da una crisi all’altra senza riuscire a risolverne nessuna?

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Foto: Berlino, Porta di Brandeburgo (cocoparisienne)

1 comment to La solitudine pericolosa della Germania

  • Elena Zúbková

    Non è vero che la parola Schadenfreude non esiste in nessun altra lingua. Almeno in slovacco esiste: škodoradosť.

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