Deputato ungherese di Jobbik apre ufficio in Slovacchia: aspre le reazioni del governo

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Il deputato Istvan Szavay, vice-presidente del partito della destra nazionalconservatrice ungherese Jobbik, ha aperto un suo ufficio distaccato a Dunajska Streda, nella Slovacchia meridionale, un’area dove vive una grande minoranza di etnia ungherese. Secondo Szavay si tratta di una iniziativa che ha lo scopo di migliorare la qualità delle relazioni con gli ungheresi che vivono al di fuori dell’Ungheria. L’ufficio rimarrà aperto una volta alla settimana per offrire assistenza a persone che vorranno porre l’attenzione sulle minacce alla salvaguardia dell’identità ungherese, e sarà gestito da membri del movimento Jobbik in Slovacchia. Szavay ci ha tenuto a sottolineare che non si tratta di un “ufficio di Jobbik” ma di un punto di consulto di un deputato ungherese.

L’iniziativa, tuttavia, ha ricevuto aspre critiche dai rappresentanti di governo e parlamento del partito Smer-SD, oltre che commenti indignati dal Partito Nazionale Slovacco (SNS). Prese di distanza anche da entrambi i partiti che direttamente si riferiscono alla popolazione di etnia ungherese, Most-Hid e SMK.

Il premier Robert Fico, presidente dei socialdemocratici (Smer-SD) ha detto che l’iniziativa è una provocazione e un errore, augurandosi un pronto abboccamento tra il Parlamento slovacco e quello ungherese per prendere le misure adeguate. «Abbiamo investito molto nei buoni rapporti con l’Ungheria negli ultimi anni», ha detto Fico. «Sarebbe un peccato se azioni come questa dovessero rovinare il duro lavoro fatto. Sono contento di essere riuscito ad avere relazioni costruttive con il primo ministro ungherese Viktor Orban, e che concentriamo tali relazioni esclusivamente su progetti positivi per il futuro». «Non ci sono ostacoli giuridici all’apertura di un tale ufficio, ma sappiamo che Jobbik è un partito particolarmente estremo», ha sottolineato il premier slovacco. «Una iniziativa di questo genere sul territorio sovrano della Repubblica Slovacca è una provocazione».

Il capo del parlamento slovacco Peter Pellegrini ha invitato il deputato ungherese Szavay a chiudere subito il suo ufficio a Dunajska Streda. In caso contrario lui ha assicurato che prenderà in considerazione l’avvio di una modifica legislativa con lo scopo di vietare ai parlamentari di altri paesi di aprire sedi sul territorio nazionale. Tale operazione, infatti, è da considerarsi un tentativo di destabilizzare il dialogo costruttivo in corso negli ultimi anni tra la Slovacchia e l’Ungheria, e una «chiara provocazione in un momento in cui i nostri rapporti hanno raggiunto il livello più alto»; in ogni caso, la Slovacchia proseguirà nei buoni rapporti con Budapest nonostante questa «provocazione» da «parte di un estremista», ha aggiunto Pellegrini.

Per dirimere la questione, il ministro degli Esteri slovacco Miroslav Lajcak si è consultato al telefono ieri con il suo omologo dell’Ungheria, Peter Szijjarto, e i due hanno convenuto che la “provocazione” non influenzerà la cooperazione dinamica e positiva tra i due paesi. Il ministro di Budapest in una nota scritta ha descritto l’apertura della sede come una “provocazione inutile” che causa danni non solo a livello di relazioni slovacco-ungheresi. Una simile reazione è stata registrata dal primo ministro ungherese Viktor Orban.

Il partito Jobbik (Movimento per un’Ungheria Migliore), legato alla discussa Guardia Ungherese, organizzazione nazionalista paramilitare, è all’opposizione al parlamento nazionale, dove nel 2014 ha ottenuto il 20% dei voti e 23 seggi (su 199), consolidando il 16% di quattro anni prima quando fece il suo debutto nella politica attiva.

Malgrado questo, Szavay ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di chiudere l’ufficio. Come membro del parlamento, ha detto, ho giurato di difendere gli interessi di tutti gli ungheresi, dovunque si trovino. E ha criticato il suo premier Orban per la sua rinuncia a difendere gli interessi degli ungheresi delle “Terre Superiori”, come venivano definiti i territori slovacchi quando integrati – fino al 1918 – nel Regno d’Ungheria.

(Red, Fonte Tasr)

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