Energia: Ue dipendente da gas russo e crisi ucraina

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Almeno fino al 2030. La Russia è destinata a rimanere un importante importatore di gas verso l’Unione europea, Ue. Non solo grazie alla competitività del suo metano, ma anche perché l’Ue è ancora destinata a dipendere dalle forniture di gas esterno.

Nell’ultimo decennio, la quota di gas russo nelle importazioni europee di metano è oscillata tra il 30% e il 45% del totale e l’Oxford Institute for Energy Studies ha calcolato che nei prossimi 15 anni i Paesi Ue avranno bisogno di importare almeno 100 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno. Secondo alcuni scenari, il fabbisogno europeo potrebbe essere persino doppio.

Storia di una dipendenza – Paesi come Germania, Francia, Italia e Austria importano gas russo da più di 40 anni. I primi contratti furono firmati tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 con l’Unione Sovietica e, nonostante le tensioni della Guerra Fredda, le importazioni di gas sovietico crebbero notevolmente nei due decenni successivi.

Tra gli anni ’90 e oggi, la Russia post-comunista ha costruito nuovi gasdotti verso la Ue: alla rete che transita in Ucraina (risalente al periodo sovietico) si sono aggiunti i gasdotti Yamal (attraverso Bielorussia e Polonia) e Nord Stream (che raggiunge la Germania attraverso il Mar Baltico).

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