Kiska al Parlamento: la Slovacchia ha spinto il pulsante sbagliato sulla crisi dei rifugiati

kiska-parlam_(president.sk)

Di fronte alla crisi dei rifugiati la Slovacchia ha «premuto per errore il primo pulsante», divenendo oggetto di scherno dei media europei e mondiali. Questo ha detto il presidente Andrej Kiska in un discorso davanti al Parlamento slovacco ieri. Il capo dello Stato ha detto che la posizione della Slovacchia appare come mancante del concetto di umanità, e sembra non tenere conto del valore della vita umana. È importante, lui crede, parlare delle ragioni per le quali la posizione slovacca ha perso la battaglia contro il meccanismo di reinsediamento per i 120.000 migranti provenienti da Italia e Grecia.

Anche se nessuno in Slovacchia né in Europa «ha mai definito il meccanismo delle cosiddette quote una soluzione alla crisi migratoria», il termine burocratico ‘quote’ ha oscurato la vera questione nella maggior parte d’Europa: la «dimensione umana e umanitaria» della decisione dell’UE.

La maggioranza degli europei e dei leader politici crede ancora necessario aiutare chi è in fuga verso l’Europa da guerra e violenze in Medio Oriente e Africa, ha detto Kiska. «Credo che abbiamo sottovalutato questa dimensione umana, questa emozione. E quando la Slovacchia ha annunciato nel mese di luglio la decisione di accettare 100 persone su 40.000 in totale, abbiamo perso la simpatia di gran parte dell’Europa e la loro comprensione per qualsiasi argomento ragionevole che potremmo presentare».

Quando le politiche sono guidate solo da interessi, tali politiche rappresentano solo una diversa tonalità di egoismo, e non possono servire da base per costruire un comune futuro europeo, ha sottolineato il presidente, e la Slovacchia ha la capacità di accogliere diverse centinaia o migliaia di profughi senza alcun pericolo per i suoi standard di sicurezza e di vita.

La Slovacchia si è dimostrata incapace di comprendere il vero significato dietro il sistema delle cosiddette quote in un momento di estrema difficoltà e solidarietà tra Stati europei in quella che è forse la peggiore crisi dalla creazione dell’Unione europea, ha dichiarato Kiska, che è preoccupato del fatto che la Slovacchia recentemente si è trovata un poì’ troppo spesso in contrasto aperto con alleati chiave su gravi questioni europee. «Nessuno nega il diritto di avere una propria opinione», ma il Paese dovrebbe ora fare di tutto per rimediare alla cattiva impressione che ha dato al resto d’Europa. Sarebbe particolarmente grave se la Slovacchia assumesse la presidenza dell’UE (nel secondo semestre 2016) senza che i partner europei siano convinti del coinvolgimento slovacco dalla stessa parte della barricata europea, ha aggiunto il presidente.

L’intervento ha suscitato consenso tra i parlamentari di opposizione, che concordano sul fatto che il primo ministro Robert Fico ha portato la Slovacchia ai margini dell’Unione europea. La vice presidente di Most-Hid, Lucia Zitnanska, ha elogiato l’accenno di Kiska ai pericoli nel fomentare la paura dei migranti come strumento di campagna elettorale (il voto è per marzo 2016), come il fatto che è interesse vitale della Slovacchia di avere veri amici e alleati che possano fidarsi del governo di Bratislava, e dei quali la Slovacchia possa fidarsi ciecamente.

Il leader dei cristiano-democratici (KDH) Jan Figel ha ritenuto la parte più importante del discorso di Kiska quella che invitava il governo e il parlamento a onorare gli impegni giuridici che il Paese ha preso con gli alleati della UE, ma anche la necessità di lavorare da subito a cambiare il giudizio negativo che i partner europei hanno avuto da questa posizione isolata della Slovacchia, soprattutto in vista della prima presidenza slovacca dell’UE dal luglio 2016.

(Red, Fonte Tasr)

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Foto prezident.sk

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