Il presidente ceco Zeman: grazie Italia per l’accoglienza al dissidente Jiri Pelikan

Jiri Pelikan nel 1970_(youtube-Ina-Politique)

Intervenuto all’Istituto Italiano di Cultura di Praga, dove il 6 ottobre si presentava la traduzione in ceco dell’opera “Io, esule indigesto: il PCI e la lezione del ’68 di Praga” di Jiri Pelikan, un libro-intervista curato dal giornalista Antonio Carioti, il presidente della Repubblica Ceca Miloš Zeman ha lodato l’accoglienza riservata al dissidente cecoslovacco Pelikan in Italia. E ha ringraziato gli elettori italiani «per aver dato ascolto a uno straniero che parlava una lingua straniera», arrivando a eleggerlo, con 130 mila voti, al Parlamento Europeo.

Il libro “Jiri Pelikan – nepohodlny exulant. Rozhovor s Antoniem Cariotim” (Ed. Novela bohemica, 2015) è stato presentato alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Aldo Amati, del direttore dell’IIC Giovanni Sciola, dello scrittore ceco Pavel Kohout e dell’attrice Jitka Frantova, vedova di Pelikan.

Nel presentare l’opera l’Ambasciatore Amati ha ricordato la forte personalità di Jiri Pelikan, la caparbietà nella lotta per i diritti umani e la perseveranza nella diffusione dei valori libertari, in particolare dopo la repressione armata della Primavera di Praga, elemento che produsse fratture all’interno della sinistra europea democratica e che portò Pelikan ad essere isolato dai partiti comunisti oltre cortina. Un intervento in sintonia con le affermazioni di Carioti, secondo cui “la lotta per la libertà condotta in esilio da Pelikan fu importante non solo per la Cecoslovacchia e per la sinistra italiana, ma per l’Europa intera”.

Foto aise.it

Pavel Kohout, coetaneo di Pelikan, si è detto ammirato della coraggiosa scelta di Pelikan di emigrare all’estero, per testimoniare e divulgare i valori fondanti della Primavera di Praga. Jitka Frantova ha portato la sua testimonianza di vita al fianco del marito, elogiando l’Italia e lo scrittore Angelo Maria Ripellino per l’accoglienza riservata ai dissidenti cecoslovacchi, a dispetto dell’ostracismo del Partito comunista, ancorato sulla linea conservatrice di Mosca.

“Non furono anni facili, avevamo perso tutto”, ha dichiarato la vedova Pelikan. “Abbiamo alloggiato in un paese straniero senza un lavoro, senza dimora, senza documenti, senza conoscere la lingua, privati della cittadinanza e sistematicamente osteggiati dalla polizia segreta, ma circondati dal calore umano degli italiani”. Frantova ha concluso ricordando come a Roma, nel 2011, sia stata dedicata una via a Pelikan, così come a Milano, città in cui fu eletto eurodeputato.

Agli elogi all’Italia si è unito anche il Presidente della Repubblica Ceca, il quale ha rimarcato la calorosa accoglienza riservata al dissidente Pelikan dai numerosi politici e cittadini italiani che hanno offerto all’esule la possibilità di portare avanti la sua lotta in una società libera. Al termine del suo intervento il Presidente ceco – dopo aver annunciato che il prossimo 28 ottobre sarà conferito a Jitka Frantova il cavalierato dell’Ordine del Leone bianco, la più alta onorificenza del Paese – si è rivolto all’Ambasciatore Amati: “Signor Ambasciatore, vorrei ringraziare profondamente l’Italia, il popolo italiano e il politico italiano Bettino Craxi per aver permesso a Jiri Pelikan di essere la voce della Cecoslovacchia libera. Viva l’Italia”, ha concluso Zeman.

L’evento è stato organizzato dell’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla Casa editrice Novela bohemica, in collaborazione con l’Ufficio di Presidenza della Repubblica Ceca.

(La Redazione, fonte Aise)

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Foto: Jiri Pelikan nel 1970 (fonte)

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