Ucraina: spazio aereo chiuso ai russi, mentre in Donbass si ritirano le artiglierie

Ucraina-Donbass_2014@wikimedia

Se la “guerra del gas” tra Kiev e Mosca sembra essere stata appena superata da un’intesa siglata a Bruxelles nei giorni scorsi, un nuovo braccio di ferro sta per cominciare. La “guerra dei cieli”.

Il governo filo-occidentale ucraino ha deciso di vietare, a partire dal 25 ottobre, i voli nel suo territorio a quasi tutte le compagnie aeree russe: una ventina, naturalmente a cominciare da quella di bandiera, l’Aeroflot. Una mossa a cui il Cremlino ha risposto per le rime vietando l’ingresso in Russia ai vettori ucraini a partire dalla stessa data.

La nuova misura rientra in un pacchetto di restrizioni approvate da Kiev a settembre, in cui vengono colpite circa 400 persone e 90 enti, per lo più russi, considerati una minaccia per la sicurezza nazionale. Sarebbe anche una risposta alla decisione dei ribelli filo-russi di convocare autonomamente elezioni locali, previste per fine ottobre. Secondo l’agenzia di stampa russa Tass, le limitazioni alle compagnie aeree avranno gravi ripercussioni economiche per entrambi gli Stati, con un danno stimato nell’ordine delle decine di milioni di dollari.

Poroshenko: “intervenga l’Onu nel Donbass”

Anche sul fronte della diplomazia internazionale il presidente ucraino Petro Poroshenko non si è risparmiato. All’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite ha accusato Putin di “incentivare il terrorismo sulla porta di casa” e di aver creato una cintura di instabilità oltre le sue frontiere, intervenendo negli affari dei paesi vicini. “Abbiamo sentito negli ultimi giorni dichiarazioni conciliatorie da parte della Russia nelle quali si chiedeva una coalizione antiterroristica in Siria. Bella storia, ma difficile da credere dopo quanto avviene in Ucraina – ha dichiarato Poroshenko. – Qui non si tratta di una guerra civile, né di un conflitto interno; è un’aggressione”. La delegazione russa ha lasciato la sala ancora prima che il presidente ucraino cominciasse il suo discorso. Petro Poroshenko ha poi nuovamente chiesto un’operazione di peacekeeping dell’Onu nel Donbass, per consentire la messa in atto degli accordi di Minsk, siglati il 5 settembre 2014.

Articolo di Sophie Tavernese. Prosegui la lettura su EastJournal.net.

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Foto: Donbass, Ліонкінг cc-by-sa 4.0

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