L’Italia che non ci piace: l’ENIT, carrozzone dispendioso e ostaggio dei dipendenti

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Sul Corriere di ieri Gian Antonio Stella dedica un approfondito articolo all’affare Enit e all’ostruzionismo che i suoi 78 dipendenti stanno realizzando tramite i sindacati per rimandare l’insediamento dei nuovi organi direttivi che sarebbe dovuto avvenire ieri, 1° ottobre 2015.

Non più tardi dell’altro ieri il commissario straordinario Redaelli raccontava a Cristina Peroglio di TTG di aver completato tutte le attività richieste dalla legge e di considerare concluso il suo mandato. Per tutta risposta veniva diffidato da due sigle sindacali a non convocare il nuovo Cda finché non avesse davvero completato tutte le attività, come riportato da Guida Viaggi.

Ma come spiega Stella le sigle sindacali all’interno dell’Enit sono ben 7 e ognuna si sta dando da fare per ritardare il più possibile la riforma dell’ente che verrebbe trasformato da ente statale a agenzia per il turismo di tipo privatistico. Questo porterebbe i dipendenti alla perdita dei benefit che ad oggi garantiscono a quasi tutti una posizione dirigenziale. Secondo il Corriere alcuni dipendenti potrebbero perdere fino al 45% del proprio stipendio. Nel 2014 i dipendenti Enit sono costati, nonostante i tagli, 6,7 milioni di euro per una media di 85.897 euro a testa. Il paragone, impietoso, viene fatto da Stella con i dipendenti della Casa Bianca che mediamente guadagnano 62.363 euro: oltre 20mila in meno.

Ed è questo dunque uno dei primi problemi che dovanno affrontare il nuovo cda e la sua presidente Evelina Christillin, nominati a maggio da Matteo Renzi, quando riusciranno ad insediarsi.

(Domenico Palladino, via webitmag.it)

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