Rifugiati, a Bruxelles sì alle quote. Il no della Slovacchia con altri 3 paesi

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Il ministro degli Interni slovacco Robert Kalinak ha confermato la posizione della Slovacchia nel meeting straordinario di ieri a Bruxelles dei ministri UE per gli affari interni e la giustizia. L’incontro, dedicato alla crisi migratoria, ha portato all’approvazione a maggioranza qualificata della proposta di reinsediamento di 120.000 migranti con la sola opposizione, tra tutti i 28 stati membri, di Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria, con la Finlandia che ha scelto di astenersi. La Polonia, che in origine era schierata per il no come gli altri paesi del gruppo V4, alla fine ha riconsiderato la sua posizione.

Lo strappo con l’Est Europa è avvenuto nonostante il tentativo della presidenza lussemburghese dell’UE di limare le differenze addolcendo la pillola, come la sostituzione del termine “quote obbligatorie” con “reinsediamento su base volontaria” nella proposta finale. Un tentativo che Kalinak aveva definito come “ridisegnare il cerchio in un quadrato”. «Qualsiasi sistema di quote, che sia obbligatorio, non obbligatorio o temporaneo, è sbagliato. Non funziona e non funzionerà», aveva detto il ministro prima dell’incontro, ricordando che «Avevamo detto che saremmo stati contro il reinsediamento anche se dovessimo rimanere da soli – ma noi non siamo soli». La Commissione europea, che ha stilato la proposta, «non ha alcun potere di prendere decisioni sulla creazione di qualsiasi tipo di meccanismo automatico per il reinsediamento dei migranti», ha ripetuto Kalinak un refrain collaudato del governo Smer-SD.

Anche il premier Robert Fico ha avuto modo dire la sua ieri sulla questione dei rifugiati. In audizione alla Commissione Affari europei del parlamento slovacco, ha detto che la decisione presa ieri dai ministri degli Interni influenzerà in modo significativo il vertice dei capi di Stato e di governo UE in programma oggi, mercoledì 23 settembre. «Ci ​​sarà un dibattito acceso su quello che è appena accaduto», ha sottolineato il primo ministro, e la faccenda del reinsediamento obbligatorio si concluderà con una sconfitta dell’Europa. Preferisco che la Slovacchia sia «messa sotto accusa» piuttosto che accettare i dettami di Bruxelles, ha detto. «Fino a quando sarò primo ministro le quote obbligatorie non saranno adottate in Slovacchia», ha ribadito Fico. Piuttosto, manderemo denaro, personale e, se necessario, militari per aiutare la sicurezza delle frontiere esterne dell’Unione europea.

In seguito al voto, che ha segnato un momento difficile e una novità per l’intera Unione, Robert Kalinak e il suo collega ceco Milan Chovanec hanno annunciato di essere pronti a presentare un reclamo al Tribunale dell’Unione europea a Lussemburgo. Ma anche il gruppo V4 non se la passa benissimo. Dopo una decisine comune di opporsi ai diktat dell’UE, il cambiamento di umore della Polonia porta, secondo il ministro ceco, a sospendere le riunioni del Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia) fino a nuovo avviso.

Questa iniziativa legale è stata confermata poco fa da Robert Fico all’uscita del Consiglio dei ministri di questa mattina al Palazzo del Governo. La Slovacchia, ha spiegato, non intende recepire l’atto vincolante votato ieri a Bruxelles nella sua legislazione, e a questo punto, il paese si pone volontariamente ad essere soggetta ad una procedura di infrazione da parte della UE.

Fico rifiuta che l’Europa funzioni «sul principio di una maggioranza contro una minoranza». Se è così, l’Unione è finita, ha detto. Gli ha fatto eco il presidente ceco Milos Zeman, che ieri ha detto che «si renderanno conto da soli dell’errore che hanno fatto», annunciando che oggi al vertice dei leader chiederà la revoca di questa decisione.

(La Redazione)

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Foto: Röszke 14/9/2015, Peter Tkac, cc-by-sa 2.0

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